Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Testa a testa sull’autoriciclaggio

La voluntary disclosure aspetta il testa a testa tra le norme sull’autoriciclaggio. All’interno del ddl sul rientro dei capitali, infatti, potrebbe trovare spazio il vecchio testo in materia, di matrice governativa, a cui la commissione giustizia di palazzo Madama aveva lavorato all’inizio del periodo estivo.

La norma, infatti, era nata per essere inserita all’interno del ddl anticorruzione (si veda ItaliaOggi dell’11 giugno 2014). Ipotesi, però, naufragata a causa dello stop arrivato, in seconda battuta, proprio dall’esecutivo. Il lavoro svolto dalla seconda commissione e più volte esposto dal relatore Nico D’Ascola (Ncd) potrebbe, quindi, non essere stato del tutto vano. Per quanto, infatti, ad avviso degli addetti ai lavori della commissione finanze di palazzo Madama, l’impianto normativo elaborato dalla camera sia tutto sommato completo, è pur vero che qualche ritocco dovrà essere fatto. Ecco, quindi, che tra le ipotesi di modifica sul fronte autoriciclaggio, prende sempre più piede l’ipotesi di inserire il vecchio testo della commissione giustizia, attraverso un emendamento ad hoc da presentare entro il primo dicembre, all’interno del ddl sul rientro dei capitali. «Stiamo valutando l’ipotesi di utilizzare il testo del senato per migliorare il ddl sul rientro dei capitali», ha spiegato a ItaliaOggi il relatore per la sesta Commissione, Claudio Moscardelli (Pd), «non sappiamo, però, ancora se sarà opportuno utilizzare tutto il testo o solo alcune parti.

L’importante è che il risultato complessivo delle modifichi migliori ulteriormente il testo». A chiedere equilibrio nelle norme è stato anche il comandante generale della Guardia di finanza, Saverio Capolupo a margine di una riunione dell’Abi. «L’introduzione del reato di autoriciclaggio in discussione in parlamento è positiva ma è necessario approvare una norma equilibrata. Il reato di auto riciclaggio», ha proseguito il numero uno delle Fiamme gialle, «va nella direzione che abbiamo chiesto ma sulla forma ci stiamo confrontando perché è necessario che ci sia una funzione repressiva senza esagerare sul fronte dei controlli sui comportamenti virtuosi: occorre valutare gli effetti, serve una norma equilibrata».

Doppia imposizione. L’autoriciclaggio, però, non è l’unico nodo da sciogliere. Sul fronte strettamente fiscale, infatti, archiviata la pratica aliquote, resta ancora irrisolto il problema della doppia imposizione (si veda ItaliaOggi del 5 e 18 novembre 2014). «Dobbiamo trovare una soluzione che garantisca l’applicabilità del principio del divieto della doppia imposizione fiscale tra l’Italia e i paesi con cui ha stretto accordi. Per come ora stanno le cose, infatti», ha sottolineato Moscardelli, «un soggetto che detiene illecitamente capitali all’estero e paga le imposte su quei capitali nel paese, una volta che decidesse di farli rientrare si troverebbe nelle condizioni di dover pagare una seconda volta». Affinché le imposte pagate all’estero sugli attivi oggetto di emersione siano scomputate dalle imposte dovute in Italia potrebbe, però, bastare una circolare dell’Agenzia delle entrate. Tutto ruota intorno all’applicabilità nell’ambito della procedura di emersione dell’art. 165, comma 8 del Tuir, norma questa che preclude la detrazione delle imposte pagate all’estero in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all’estero nella dichiarazione presentata. Da un punto di vista tecnico, la norma interna (l’art. 168, comma 5 Tuir) non può essere applicata per disconoscere le imposte assolte all’estero in tutti quei casi in cui risultino invocabili i rimedi (e tra questi la deduzione delle imposte estere) previsti dalle convenzioni contro le doppie imposizioni sottoscritte dall’Italia. La normativa convenzionale prevale, infatti, sul Tuir, e questo in relazione alle limitazioni alla sovranità impositiva che discendono alla dalla firma delle convenzioni contro le doppie imposizioni conformi al modello Ocse che prevedono la deduzione delle imposte assolte all’estero. Del resto se così non fosse, saremmo di fronte a una doppia imposizione giuridica ed economica, ovvero allo stesso reddito tassato due volte in capo allo stesso contribuente. Il problema si pone in tutti quei casi in cui non risulta agevole invocare i benefici delle convenzioni contro le doppie imposizioni ora in relazione al tipo di imposta applicata (si pensi all’euroritenuta sugli interessi percepiti da residenti italiani che non abbiano optato per la rinuncia al regime di riservatezza e pagati da agenti pagatori residenti in Svizzera, Principato di Monaco, Principato del Liechtenstein in applicazione della Direttiva sul risparmio transfrontaliero) o in relazione allo stato che ha applicato le imposte estere (con Monaco per esempio non sono mai state sottoscritte convenzioni contro le doppie imposizioni). In tutti questi casi, però, basterebbe un intervento interpretativo dell’Agenzia delle entrate che parificasse l’accesso alla disclosure ad una dichiarazione integrativa ai fini del riconoscimento del credito per le imposte assolte all’estero.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa