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Test di tracciabilità nel 730 su 31,4 miliardi di spese

La stagione della dichiarazione dei redditi precompilata 2021 comincia con un’incognita in più. Quanti italiani hanno rispettato la regola di pagare con mezzi tracciabili le spese detraibili al 19 per cento? L’obbligo è scattato il 1° gennaio 2020, ma i nodi – in molti casi – verranno al pettine nelle prossime settimane. Quando si scoprirà che certe spese (ad esempio, la fattura del veterinario) sono state saldate in contanti oppure con card, bonifici o app, ma senza conservare la documentazione di pagamento. Servirà insomma un test di tracciabilità sugli oneri detraibili al 19%, che nelle dichiarazioni 2019 sono state inserite da 21,7 milioni di contribuenti e hanno raggiunto i 31,4 miliardi.

Invio dei dati entro il 16 marzo

Il test sui conti familiari incrocia il calendario degli adempimenti per la dichiarazione precompilata. Entro il 16 marzo gli operatori sanitari, le banche, gli enti previdenziali e tutti gli altri “soggetti terzi” dovranno inviare alle Entrate i dati necessari a predisporre i modelli precompilati.

L’anno scorso – contando anche i dati sui redditi – le informazioni arrivate nei database dei Fisco hanno sfiorato il miliardo, di cui 790 milioni riferibili alle spese sanitarie. Quest’anno il totale potrebbe essere ancora maggiore, con l’aggiunta – sia pure su base facoltativa – delle spese scolastiche. Comunque, chi non vuole far conoscere le proprie spese mediche alle Entrate è ancora in tempo: può fare opposizione accedendo online al sistema Tessera sanitaria (Ts) entro il 15 marzo.

La dichiarazione precompilata, invece, sarà messa a disposizione dei contribuenti il 30 aprile, secondo il calendario fissato dal collegato fiscale alla manovra 2020 (Dl 124/19). La data è ancora lontana, ma c’è una novità da non sottovalutare: da oggi – lunedì 1° marzo – le Entrate non rilasciano più ai cittadini il Pin Fisconline, che cede il passo a Spid, carta d’identità elettronica (Cie) o carta nazionale dei servizi (Cns). Le vecchie utenze Fisconline, comunque, potranno essere usate fino al 30 settembre e copriranno la campagna di quest’anno: un dato importante, visto che i 730 inviati con il fai-da-te sono stati 3,9 milioni nel 2020.

Verifica su ricevute ed estratti conto

Con l’obbligo di tracciabilità, l’Erario prevedeva di risparmiare 496 milioni, secondo la relazione tecnica alla manovra 2020. In pratica, detrazioni perse dai contribuenti distratti che si stimava avrebbero continuato a pagare in contanti.

La pandemia, però, potrebbe aver fatto saltare queste previsioni, sulle quali peraltro il Servizio bilancio del Senato aveva già sollevato qualche perplessità. I mesi di lockdown hanno ridotto la retta delle mense scolastiche, per esempio; e in molti casi le famiglie hanno ricevuto rimborsi che abbattono l’importo detraibile. Molte attività sportive dei ragazzi – anch’esse agevolate al 19% – sono diventate impossibili. Molti abbonamenti ai mezzi pubblici inutili, in epoca di smart working. Così come alcuni affitti degli studenti fuori sede, ormai disdettati.

Più in generale la pandemia ha dato una spinta ai pagamenti digitali e in modalità contactless. Ma, in questi casi, non è detto che i contribuenti abbiano conservato fin da subito la documentazione richiesta dal Fisco. E la caccia agli estratti conto e alle ricevute di addebito porrà una sfida in più per Caf, commercialisti e intermediari nella stagione dichiarativa 2021.

Effetto pandemia sulle spese

Da sempre, il grosso degli oneri detraibili al 19% è costituito dalle spese mediche. Nelle dichiarazioni 2019 hanno raggiunto i 19,4 miliardi, usate da 19,2 milioni di cittadini. Qui la legge prevede un’eccezione, perché consente di pagare in contanti medicinali e dispositivi medici, oltre alle prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Ma bisognerà valutare la portata degli acquisti indotti dalla pandemia: mascherine, disinfettanti, test sierologici e così via. Non tutti acquistati in farmacia, ma non per questo indetraibili.

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