Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Test sugli interessi di mora

Stretta sugli interessi di mora «automatici». Dal 1° gennaio 2013 viene infatti considerato gravemente iniquo – e quindi nullo, senza alcuna possibilità di fornire prova contraria – l’accordo tra creditore e debitore che esclude a priori la loro applicazione. Lo prevedono le nuove disposizioni del decreto legislativo 231/2002, introdotte dal decreto legislativo 192/2012.
Queste regole si rifletteranno sul bilancio relativo al 2013, da approvare nel 2014. Fin da ora, però, l’automatismo impone di monitorare i termini di scadenza di incassi e pagamenti per contabilizzare correttamente gli interessi di mora (sia attivi, sia passivi), che ai fini civilistici seguono il principio di competenza.
Quando un credito non viene onorato, in tutto o in parte, alle scadenze (prescritte dall’articolo 4 del decreto 231 o pattuite per iscritto tra le parti), il creditore deve contabilizzare gli interessi moratori che maturano nel l’esercizio alla voce «C.16» di conto economico, come ha chiarito la bozza di revisione del principio contabile nazionale Oic 15. Questo documento, anche nella versione non revisionata, stabilisce inoltre che, se è dubbio l’incasso del credito riferito agli interessi di mora maturati automaticamente, occorre effettuare «uno stanziamento al fondo svalutazione crediti in relazione alla possibilità di recupero». Il creditore deve quindi, soprattutto in occasione delle stime di fine esercizio, fare una valutazione reale ma prudente di tutti gli interessi maturati, per individuare quelli esigibili. Se poi, negli esercizi successivi, la svalutazione si rivelasse fuori misura, andrà contabilizzata una sopravvenienza attiva che neutralizzerà la parte di fondo in eccesso.
Anche dal punto di vista del debitore vale il principio di competenza, unito a quello di prudenza che prescrive la contabilizzazione di perdite anche solo presunte. Indipendentemente dal fatto, quindi, che il debitore sia convinto di non riuscire a pagare al creditore gli interessi di mora, deve comunque essere rilevato l’onere finanziario, alla voce «C.17» di conto economico, a partire dalla scadenza dei termini per il pagamento previsti dal decreto 231 o pattuiti fra le parti. Il principio contabile nazionale Oic 19 chiarisce, infatti, che per i contratti che prevedono il pagamento di interessi passivi se si verificano determinate condizioni o eventi, questi interessi sono stanziati in bilancio «solo quando il loro pagamento diventa probabile». Gli interessi di mora «automatici» – regolati dalla legge, che prevede la loro maturazione, specificando data di decorrenza e saggio di interesse – dovrebbero essere contabilizzati per competenza, visto che il creditore ha il diritto di pretenderli. Ciò vale anche se esistono, fra le parti, accordi che prevedono scadenze o saggio d’interesse diversi: sarebbe un accordo che il debitore non potrebbe ignorare.
Si aggravano quindi gli oneri per chi è coinvolto dalle nuove norme: in termini di monitoraggio della scadenza di crediti e debiti, con la predisposizione di tabelle o l’utilizzo di programmi non solo in grado di calcolare gli interessi di mora, attivi o passivi, con riferimento a ogni creditore e a ogni scadenza, ma di tener conto di eventuali incassi o rinunce.
Per applicare correttamente le disposizioni, è necessario determinare l’esatto momento a partire dal quale gli interessi moratori scattano in automatico. Questa scadenza può essere pattuita in modo espresso tra le parti. Se la pattuizione manca o se i termini sono considerati iniqui per il creditore, l’articolo 4 del decreto legislativo 231 stabilisce in 30 giorni il termine di pagamento «ordinario», che scatta:
– dalla data di ricevimento della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
– dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando la data di ricevimento della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente non è certa o è anteriore al ricevimento delle merci o delle prestazioni.
Se il contratto o la legge prevedono una esplicita accettazione o verifica della merce o dei servizi ricevuti, il termine di 30 giorni decorre da tale accettazione o verifica, se avvengono dopo il ricevimento della fattura o la richiesta di pagamento equivalente; in caso contrario, vale sempre la data di ricevimento di uno di questi documenti.
Il tasso per determinare gli interessi di mora può essere concordato tra le parti, ma se la clausola è gravemente iniqua per il creditore, viene considerata nulla. In tale caso o se il tasso non viene pattuito, è stabilito nel tasso di riferimento, determinato semestralmente dal ministro del l’Economia, maggiorato di otto punti percentuali. Per il primo semestre del 2013, il tasso è allo 0,75 per cento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa