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Test operatività a doppia base

La compilazione del test di operatività da società di comodo nasconde sempre alcune insidie, in modo particolare nel modello Unico 2014 dove vanno considerati i nuovi valori dei beni immobili rivalutati nel 2008. Nella compilazione del prospetto, inoltre, occorre prestare attenzione al fatto che mentre nel calcolo dei ricavi figurativi il dato da inserire tiene conto della media triennale 2011/2013, nel calcolo del reddito minimo figurativo il dato rilevante è solo il valore del 2013. Questa circostanza, per gli immobili rivalutati, costituisce un elemento particolarmente negativo (e non molto ragionevole).
Nei righi da 116 a 122 , colonna 1, del quadro RS di Unico 2014 per societa’ di capitali (si veda l’infografica sulla destra) vanno inseriti i valori di beni iscritti nell’attivo patrimoniale che rilevano ai fini del test di operatività. Ma le medesime considerazioni sono trasferibili alle società di persone.
Per verificare se i beni vanno iscritti, occorre riferirsi al dato contabile ma poi il valore da inserire nel prospetto risente delle regole previste dall’articolo 110 del Tuir. Queste regole non necessariamente sono uguali a quelle con cui i beni sono iscritti nell’attivo patrimoniale. Quindi, ad esempio, le rivalutazioni volontarie non vanno considerate nel prospetto e così non vanno considerati nemmeno gli incrementi di immobilizzazioni a seguito di imputazione di disavanzi da fusione, poiché tali incrementi non sono fiscalmente riconosciuti.
Una eccezione all’assunzione del dato fiscalmente rilevante è rappresentata dagli autoveicoli dell’impresa, che non vanno considerati in base al valore fiscale (18.076 euro nella maggioranza dei casi che riguardano le autovetture) bensì al valore effettivo. Lo ha stabilito la circolare 25/E/2007 dell’agenzia delle Entrate, al paragrafo 3.3).
Invece i beni immobili rivalutati nel 2008 iniziano ad essere fiscalmente rilevanti nel 2013. Per questo, il loro valore aggiornato, in qualche misura, dovrà essere inserito nel test di operatività.
Al riguardo, la circolare 11/E/2009, al paragrafo 6 , parla di applicazione del coefficiente al valore fiscalmente rilevante, il che non può che tradursi nel seguente calcolo: valore fiscalmente rilevante per 2011 e 2012 (costo storico) più valore fiscalmente rilevante 2013 ( valore rivalutato), il tutto diviso 3 per determinare il dato medio triennale. Il coefficiente da applicare al dato medio così rilevato è il 4% per gli anni 2013, 2014 e 2015 ma solo nell’ipotesi in cui l’immobile rivalutato sia abitativo, passaggio che non appare immediato leggendo la citata circolare 11, ma che non sembra dubitabile in base al testo dell’articolo 30 della legge 724/1994.
Per gli altri immobili rivalutati non abitativi, il coefficiente è quindi 6% (o 5% per gli uffici). Una volta determinato il dato dei ricavi figurativi, si valuta se sono superiori o meno a quelli effettivi.
A questo punto emerge un elemento decisamente delicato: passando ad elaborare il reddito minimo nella colonna 4 dei righi sopra citati, si deve assumere come dato di computo non la media triennale del valore del bene, bensì il valore assunto nel periodo d’imposta di riferimento, in questo caso il 2013.
Così per gli immobili rivalutati il dato di computo è il valore rivalutato, con la conclusione poco ragionevole che il reddito minimo figurativo assai frequentemente supera il ricavo minimo figurativo. Basti pensare ad un immobile rivalutato da 100 ( costo storico) a 1000 . Il dato di computo per i ricavi figurativi sarà 24 (100 + 100 + 1000 / 3 x 6%), mentre il reddito figurativo sarà 47,5 (1000 x 4,75%). Ora, considerando che i coefficienti del reddito minimo sono stati creati ovviamente inferiori a quelli dei ricavi per determinare un reddito minimo inferiore ai ricavi minimi, il risultato del test di operatività per gli immobili rivalutati non appare molto logico, soprattutto se il saldo attivo da rivalutazione è particolarmente significativo.
Infine nella compilazione del test va ricordato che il reddito minimo figurativo va ridotto delle agevolazioni fiscali, e sul punto la recente circolare 12/E/2014 (paragrafo 1.3) ha affermato che rientra in tale novero anche l’Ace, che quindi va esposta nel rigo RS 124 colonna 1.

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