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Test liquidità, poi il piano: esame Bce

Il mercato ha passato ieri il testimone allo Stato sul Monte dei Paschi di Siena. Dopo il fallimento dell’aumento di capitale, le cancellazioni della cartolarizzazione dei NPLs e della conversione volontaria dei subordinati, e decaduto quindi il termine del 31 dicembre imposto dalla Bce per questa operazione, sarà ora un intervento finanziario pubblico e straordinario, a far uscire il Monte dallo stallo. Come? Nella forma della ricapitalizzazione volontaria, strumento di intervento pubblico previsto dalla direttiva BRRD sul risanamento e risoluzione delle banche in bonis.
Tre gli obiettivi del sostegno dello Stato su MPS: risolvere con garanzie immediate il problema della liquidità, relativamente al flusso e deflusso della raccolta e al rimborso dei bond in scadenza ravvicinata; colmare il deficit di capitale con l’aumento di capitale necessario per centrare l’obiettivo indicato dalla Bce, ovvero il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per i rischi (CET1 ratio) pari al 10,75% con conversione forzosa dei prestiti subordinati; ridurre, cedere, svalutare dove sopravvalutato il portafoglio delle sofferenze.
La Bce ha ieri preso atto del fallimento della complessa e ambiziosa operazione di mercato, autorizzata da Francoforte con tempi di realizzazione inderogabili, entro il 31 dicembre. Ora l’annosa vicenda del Monte, i cui problemi erano stati identificati dal braccio della vigilanza della Bce da fine 2014 e nell’asset quality review e negli stress test 2015, passa allo Stato. La Bce concederà a questo punto il tempo necessario per la stesura di un nuovo piano industriale dal Monte, che dovrà essere approvato dal supervisory board del Meccanismo unico di vigilanza: la scadenza puntuale è saltata ma la corsa contro il tempo resta perché l’intervento del Tesoro deve al più presto risollevare la fiducia del mercato e dei clienti della banca nel Monte. La tempistica delle operazioni a sostegno del Monte, infatti, è prevedibile che verrà segnata dall’andamento dei deflussi (particolarmente forti nelle ultime settimane) e dal calendario dei rimborsi dei bond del Monte in scadenza. La banca senese ha accesso agli strumenti di liquidità standard, come il rifinanziamento principale presso la Bce, ma per ottenere questa liquidità occorre sufficiente collaterale. Per questo, già da ieri sera era ipotizzata l’apertura di un canale di garanzie dello Stato utilizzabile su prestiti, linee di credito, bond del Monte. Anche in questo caso, è prevedibile che la Bce vigilerà sulle condizioni applicate alla banca per la sua raccolta sul mercato.
Il nuovo piano industriale del Monte, a seguito dell’ingresso dello Stato come azionista principale (ingresso “temporaneo” come indicato dalla direttiva BRRD all’articolo 32 ma si prevede senza un termine prestabilito pubblicamente che potrebbe avere effetti controproducenti e dannosi per il buon esito dell’intervento) sarà elaborato per rafforzare patrimonialmente la banca e riportarla al tempo stesso su un sentiero di redditività sostenibile (all’interno dei vincoli dell’azionista pubblico che è meno aggressivo dell’azionista privato).
L’intervento pubblico si articola in un aumento di capitale sottoscritto dallo Stato per la parte residuale post conversione dei bond subordinati, con importo legato alla riduzione delle sofferenze, tramite svalutazione interna, o deconsolidamento dei NPLs con cartolarizzazione o cessione, per migliorare il CET1. Lo smaltimento delle sofferenze era stato indicato in una lettera Bce spalmato in un piano triennale 2016-2018, e questo impianto potrebbe essere rispolverato. Un’unica cartolarizzazione maxi di un portafoglio da 27,6 miliardi di valore lordo, perno dell’operazione di mercato, era ambiziosa. Molto lavoro comunque è stato già fatto, in vista delle ABS su NPLs con garanzie GACS; il 70% del valore nozionale del portafoglio (equivalente al 35% del numero delle posizioni) è stato analizzat. Ora dalla fase per campione si dovrà passare alla raccolta di informazioni granulari. La cartolarizzazione trasferisce la gestione del recupero dei crediti, che non è il core business di banche o Stato, a società specializzate.

Isabella Bufacchi

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