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Test «light» per le assicurazioni

di Riccardo Sabbatini

Il risultato, nel complesso, è rassicurante. Le compagnie di assicurazione europee sono patrimonialmente solide e, nella maggioranza dei casi, resisterebbero anche a violenti shock dei mercati finanziari oltre che ad una significativa fiammata inflazionistica. Dicono questo gli stress test effettuati nei primi mesi dell'anno dall'Eiopa, l'autorità europea delle polizze, che ieri ne ha comunicato i risultati aggregati. A fine 2010 il surplus sul livello minimo di capitale previsto dalla nuova regolamentazione di Solvency II (il Mcr, minimum capital requirement) delle compagnie partecipanti ai test, circa il 60% del totale, si attestava a 425 miliardi di euro. E l'avanzo di patrimonio regolamentare sarebbe soltanto attenuato, ma non incenerito, nell'ipotesi di un peggioramento moderato dei mercati (-92 miliardi) ed anche nel caso di uno stress più severo che includa una caduta del 15% delle Borse del 25% delle proprietà immobiliari e di 62-125 punti base dei tassi d'interesse (-150 miliardi). Perfino l'eventualità di un'ulteriore crisi dei rischi sovrani avrebbe effetti tutto sommato sopportabili per le imprese assicurative del continente (33 miliardi). Nel complesso, a fine 2010, soltanto una compagnia su dieci scenderebbe sotto il livello minimo di capitale in caso di scenario «avverso». Per l'Eiopa e, ancora di più, per l'associazione degli assicuratori europei (Cea) i risultati del test confermano la solidità delle compagnie del continente.

Ma quei dati vanno interpretati. Innanzitutto il campione delle imprese che hanno partecipato all'esercizio non è completo. In Italia era obbligatorio (e quindi l'adesione è stata del 100%) ma altrove la partecipazione era facoltativa. All'appello mancano circa il 40% del mercato continentale ed è almeno lecito dubitare che, tra gli assenteisti, sia più ampia la percentuale di compagnie con spalle patrimoniali più deboli. I dati del regulator, poi, sono aggregati e non sono stati forniti risultati distinti per società o Paese. L'Italia – secondo dati di mercato – dovrebbe trovarsi in una situazione più favorevole di quella media europea. Ma, ad esempio, dall'Eiopa non è giunta alcuna indicazione sullo stato di salute delle imprese greche che, a giudizio dello stesso presidente dell'associazione di categoria, sono pericolosamente vicine alla bancarotta.

Gli effetti degli stress test inoltre sono distinti per ciascuno scenario ma se un turmoil innescasse un effetto domino – ad esempio un andamento «avverso» che includesse anche il debito sovrano dei singoli Stati – anche gli effetti andrebbero sommati.

Il regulator europeo ha utilizzato il livello minimo di capitale richiesto da Solvency II e non quello standard (lo Scr, Standard capital requirement) parametro più rigido della nuova regolamentazione prudenziale. Per fare un esempio l'ultima simulazione quantitativa di Solvency II (Qis5), relativa al 2009, attestava di un surplus di 676 miliardi per il Mcr e di 360 miliardi per lo Scr. La differente rappresentatività dei due campioni – per il Qis 5 giungeva al 67% del mercato – non consente facili giudizi sulla sensibile riduzione del Mcr che in un anno si è manifestata nelle due simulazioni (da 676 a 424 miliardi). Ma certo quei numeri lasciano intendere che la crisi del debito sovrano manifestatasi nel 2010 abbia avuto un impatto nelle compagnie del continente.

Infine fa riflettere il modo con il quale l'Eiopa ha «tarato» il rischio sovrano dei singoli Paesi. Il parametro scelto è stato piuttosto severo, ricavato in sintonia con l'Eba (l'authority bancaria dell'Ue) in base alla volatilità dei corsi dei titoli e del mercato del Cds. Per l'Italia, ad esempio, lo scenario avverso prevede un incremento degli spread sui titoli locali di ben 136 basis point (lo stesso di Malta e Cipro). A risultati del tutto diversi porta invece la tabella utilizzata dallo stesso regulator per stimare (sempre in uno scenario avverso) il credit risk dei titoli governativi «non» europei. In quello schema una classe di merito uguale a quella della Repubblica italiana (AA) avrebbe comportato uno incremento degli spread di 44 basis point, un terzo dell'aggravio che è invece stato addossato ai bond pubblici del «bel Paese».

 

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