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Test in salita per le banche italiane

Fosse ancora servito un promemoria di quanto cara costi la sfiducia verso l’Italia, il suo debito che sale e le riforme sempre e solo annunciate, ieri l’Eba lo ha fornito. L’Autorità bancaria europea ieri ha pubblicato un documento fatto solo di numeri astratti e ipotesi, ma quel testo è già diventato il campo di prova del sistema finanziario del continente nei prossimi mesi. Contiene il cosiddetto «scenario avverso », un terremoto finanziario simulato per misurare come reagirebbero le più grandi banche del continente se il trauma arrivasse davvero.
Sulla situazione dell’Italia devono continuare a gravare dei dubbi in Europa, perché l’impatto dello choc immaginato sul Paese è per certi versi più grave che altrove. E la simulazione avrà conseguenze reali: tra qualche mese certe banche italiane possono essere obbligate a rafforzare ancora di più il proprio capitale, con fondi pubblici se necessario.
Quella annunciata ieri dall’Eba è l’ultima parte dell’esame a cui la Banca centrale europea sta sottoponendo circa 130 istituti prima di assumerne la vigilanza, per essere certa che non erediterà problemi nascosti. Per il sistema del credito in Italia, questa è anche la tappa più delicata e partirà nelle prossime settimane. I bilanci delle banche non verranno più messi alla prova per come sono, ma in base alla loro tenuta di fronte a varie ipotesi negative sul futuro. Non che lo scenario «avverso» presentato dall’Eba sia peggio rispetto a ciò che l’Italia e l’Europa hanno già passato in questi ultimi anni. Al contrario, poiché oggi siamo all’inizio di una ripresa, anche la simulazione di «scenario avverso» è meglio della realtà appena trascorsa. Nelle ipotesi dell’Eba i problemi partirebbero da un aumento dei tassi d’interesse americani e il Pil dell’Italia potrebbe cadere dello 0,9% e dell’1,6% quest’anno e il prossimo (per l’area euro, dello 0,7% e dell’1,4%). Per alcuni aspetti il Paese dimostra più tenuta dal «test di sforzo » di altre economie dell’Unione europea: per esempio i prezzi degli immobili cadrebbero lievemente meno che nella media europea e molto meno che in Francia o in Gran Bretagna.
Poi però le simulazioni dell’Eba arrivano a immaginare l’effetto di un nuovo terremoto economico per i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine, cioè per il costo del debito pubblico. Qui l’effetto è sorprendente: il peggioramento per l’Italia (più 2,05%) è superiore non solo a quello della Slovenia e della Spagna, ma anche di Paesi che hanno dovuto chiedere l’aiuto della troika come l’Irlanda o Cipro. I rendimenti sui Btp a dieci anni risalirebbero quasi fino al 6%, dopo essere stati anche al 7,4% nelle fasi più drammatiche degli ultimi anni. In altri termini, i tecnici della vigilanza europea stimano che la tenuta del debito in Italia sarebbe più difficile che altrove.
Sembrano ipotesi astratte, ma hanno conseguenze concrete. Alberto Gallo di Rbs stima che proprio il sistema bancario italiano ha l’esposizione più alta ai titoli di Stato del proprio Paese: quasi il dieci per cento degli investimenti degli istituti, 392 miliardi a febbraio scorso, è collocato in debito pubblico. E per la prima volta con gli «stress test» in corso, l’Eba e la Bce valuteranno la tenuta di queste posizioni in bond sovrani a fondo. Fino all’80% dell’esposizione in titoli di Stato finirà sotto esame, non più solo il 20% circa come successe per esempio nel 2011. In sostanza la scarsa fiducia verso i conti pubblici delle banche rischiano di produrre significative perdite «simulate» sul capitale delle banche. E sulla base di queste ipotesi agli istituti coinvolti può essere chiesto di trovare ancora nuovi fondi, con aumenti di capitale, taglio di dividendi, o vendendo qualcosa. Oppure facendosi ricapitalizzare dal governo di casa, anche se il suo debito è già alto.
I negoziatori italiani in questi mesi senz’altro hanno cercato di attenuare la severità del test che ora sta per partire. Ma Eba e Bce non sono nell’umore di fare sconti, perché temono di non essere prese sul serio. Giorni fa, un tecnico dell’Eba ha riunito gli analisti finanziari a Londra e ha chiesto loro: «Quante banche pensate debbano risultare sottocapitalizzate, perché i nostri test siano considerati credibili dal mercato? ». La loro risposta: fra il 10 e il 15%.
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