Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Tesoro “licenzia” Viola dal vertice Mps Morelli possibile ad

Salta l’amministratore delegato del Monte dei Paschi Fabrizio Viola. Le dimissioni lo inseguivano da settimane, insieme alla reticenza degli investitori a partecipare alla ricapitalizzazione da 5 miliardi della banca. Ma sono giunte come il fulmine ieri, dopo un cda dai toni surreali in cui la parte magna l’ha fatta il Tesoro, azionista con il 4% fuori dal consiglio ma presentissimo sul puzzle senese, che se non risolto provocherà gravi turbolenze al governo e all’economia italiani.
Secondo tre fonti sarebbero stati i vertici di via XX Settembre, mercoledì sera, ad aver detto a Rocca Salimbeni che serviva una discontinuità dirigenziale perché l’aumento in cantiere potesse avere successo, dopo le due analoghe ma sfortunate emissioni del 2014 e 2015 per 8 miliardi. Per una nota di Mps «Viola ha dato la propria disponibilità a definire, insieme al presidente, un’ipotesi di accordo per la risoluzione del rapporto, mantenendo le funzioni fino alla nomina del successore ». Il cda, nel ringraziare il manager ex Bpm e Bper per «l’alta qualità del lavoro», ha «avviato il processo per la successione con l’obiettivo di arrivare in tempi molto brevi all’insediamento». Risulta in agenda un cda settimana prossima, e si lavora pancia a terra – con i consulenti di Egon Zehnder – perché sia quello della nomina. La rosa sembra sia stretta: in pole position sembra sia Marco Morelli, oggi a capo di Bofa Merrill Lynch in Italia, già candidato a guidare Unicredit e che ben conosce Mps, dove fu vice direttore generale fino al 2010. Si parla anche di Alessandro Maioli (ad di Cariparma, che fa sapere che «sta bene dove sta») e Fabio Gallia, ad della Cassa depositi che difficilmente interromperebbe il lavoro da poco avviato. Sempre che non torni in auge il piano di Corrado Passera con Ubs.
Mps rischia di tornare sull’ottovolante anche in Borsa, dove ieri prima dei fatti è salita del 3,6%, anche per le voci di ritorno al dividendo alla fine del nuovo piano 2017-2019 in stesura. L’evoluzione «è sotto controllo» hanno detto fonti del Tesoro, non certo colte di sorpresa e che stimano un ricambio «in tempi rapidi ». Sorprese invece, ieri, le prime linee e i consiglieri a Rocca Salimbeni: pochi capiscono perché il Tesoro, che discretamente tesse il riassetto della terza banca italiana da un triennio, non si è deciso prima a cambiare se lo voleva. A fine giugno, quando la lettera Bce ha chiesto a Mps di ridurre a livello fisiologico entro un triennio i suoi 27 miliardi lordi di sofferenze; o a fine luglio, quando Viola ha presentato le linee dell’intervento di cessione di queste al fondo Atlante, e la contestuale ricapitalizzazione fino a 5 miliardi per colmare lo sbilancio. Forse c’è lo zampino delle banche d’affari: una decina di istituti che dovrebbero garantire l’ardita operazione, ma finora Jp Morgan e Mediobanca non hanno firmato il contratto vincolante, limitandosi a raccogliere le perplessità degli investitori clienti sul dossier. L’uscita di Viola, peraltro, rende più probabile il rinvio dell’aumento da novembre al 2017, allontanandolo dal concomitante referendum costituzionale, che i mercati vedono come uno spauracchio se vincerà il “no”.

Andrea Greco

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa