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Il Tesoro lancia il BTp a 50 anni

L’Italia chiederà oggi un prestito a 50 anni e c’è da aspettarsi che investitori piccoli e grandi, italiani ed esteri, si metteranno in fila pur di poterlo sottoscrivere, con un rendimento lordo che c’è da attendersi rimarrà sotto la soglia del 3%. E’ in questo mondo straordinario, in un mercato dominato da tassi negativi per svariate migliaia di miliardi di bond in euro che alimenta la caccia grossa e sfrenata al rendimento, che nasce il BTp a 50 anni: un titolo di Stato con una scadenza extra-lunga che soltanto qualche anno fa – al picco della crisi del debito sovrano 2011-2012 – sarebbe appartenuto a un altro mondo, quello della fantafinanza.
Come nelle attese, e cioè in una settimana in cui non vi sono aste italiane e in seguito alla data del referendum sulla riforma costituzionale (un annuncio che ha consentito all’Italia di prendere la dovuta distanza di sicurezza tra rischio sovrano e rischio politico), il Tesoro ha annunciato ieri che “procederà all’emissione del primo BTP nominale a tasso fisso con scadenza 50 anni … dopo la positiva introduzione del titolo BTP sulla scadenza ventennale”, con l’obiettivo di “incrementare ulteriormente la presenza sul comparto a lungo termine, considerato il favorevole momento di mercato per questo genere di strumenti”. Il momento è in effetti molto favorevole: il crollo dei rendimenti, dovuto alle aspettative di bassa inflazione e al massiccio programma di acquisto di titoli di Stato della Bce (che per ora acquista BTp con vita residua fino a 30 anni, non oltre), sta spingendo investitori istituzionali e privati verso bond con rischi e rendimenti più elevati, e quindi con scadenze sempre più lunghe.
Il bacino al quale un BTp a 50 anni si può rivolgere dovrebbe essere in teoria innanzitutto quello delle compagnie di assicurazione e dei fondi pensione, che hanno orizzonti di lunghissimo respiro: ma Francia e Spagna che per prime hanno collaudato questa scadenza nelle emissioni dei titoli di Stato OaT e Bonos hanno in realtà scoperto che il pool dei sottoscrittori è molto più variegato. E opportunista. In un mondo dove il “buy-and-hold” (compra e detieni fino a scadenza) è in declino, soppiantato dal mordi e fuggi e dal “compra a prezzi bassi per rivendere al più presto a prezzi alti”, un BTp a 50 anni può ambire a diventare un titolo per tutti. In questi giorni di pre-marketing, persino la clientela retail a caccia di qualche cedola più alta del solito è stata contattata dalle banche per sondare un possibile interesse. L’importo e il rendimento verranno stabiliti a tamburo battente, e calibrati in risposta alla domanda di mercato e al rendimento dei BTp a 30 anni in circolazione.
Il nuovo BTP a 50 anni, che avrà scadenza 1 marzo 2067, sarà collocato attraverso un sindacato composto da banche specialist in titoli di Stato: Banca IMI S.p.A., BNP Paribas, Goldman Sachs Int. Bank, HSBC France, JP Morgan Securities PLC e Unicredit S.p.A. Il Tesoro ha anche fatto sapere che la struttura del nuovo titolo ricalcherà quella dei BTP nominali emessi regolarmente: cedole semestrali con tasso annuo fisso definito al momento del lancio del titolo e rimborso alla pari. La liquidità del titolo verrà garantita attraverso successive riaperture tramite asta ordinaria o sindacato, in base alle condizioni di mercato e alla domanda degli investitori. Tuttavia la liquidità viene data dall’importo in circolazione, quindi il mercato si aspetta che l’emissione del debutto avrà un ammontare minimo di 3 miliardi.
La grande scommessa è che la Bce, questo mese oppure in dicembre, annunci la tanto attesa modifica delle modalità di acquisto del suo QE: una maggiore flessibilità e meno paletti potrebbe consentire in futuro alla Banca centrale di acquistare titoli con durate oltre i 30 anni. Questo farebbe spiccare il volo del BTp a 50 anni, allontanandolo – per un po’ – da qualsiasi rischio, anche il rischio sovrano (all’ombra sempre della spada di Damocle delle agenzie di rating e dell’andamento del debito/Pil) e il rischio politico.

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