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Tesoro. La Via in salita delle privatizzazioni

È ufficiale: è in salita la strada delle privatizzazioni e la frenata viene ora dal Fattore Nomine che, congiunto all’Effetto Spoil system, dà un cocktail di nuova incertezza. In testa alle poltrone vacillanti c’è quella del riservato (fin troppo, nota qualche operatore finanziario) Vincenzo La Via, che oltre a essere direttore generale del Tesoro da due anni presiede anche, come d’usanza, il Comitato Privatizzazioni.
Ex direttore finanziario in Banca Mondiale e prima ancora in Intesa Sanpaolo, romano, 57 anni, La Via fu nominato al Comitato il 26 novembre, solo cinque mesi fa (governo Letta). Al timone di via XX Settembre c’era allora Fabrizio Saccomanni, che annunciò la tornata delle aziende di Stato da aprire al mercato: Poste, Eni, Enav, Fincantieri, Sace, Stm, Grandi Stazioni (Fs), Cdp Reti, totale 12 miliardi attesi.
Acqua passata? Da ricognizioni informali: la quotazione di Poste, prevista per quest’anno, con il nuovo amministratore Francesco Caio che passerà al setaccio conti e divisioni slitterà probabilmente al 2015; la costituzione della newco commerciale da Grandi Stazioni, controllata di quelle Fs che vedono Mauro Moretti in uscita verso Finmeccanica, è rallentata (cause interne, si dice); per Sace che già si dava per quasi tramontata non sì è ancora risolto il nodo di quanto dovrà garantirne i crediti lo Stato, né se andrà in Borsa o no, difficile comunque uno sbocco entro l’anno; e del blitz sull’Eni, riducendo la quota pubblica sotto il 30%, non parla più nessuno.
«Su Poste la gara è partita due mesi fa, ma nessuno ha ancora dato risposta alle banche d’affari, che se l’aspettavano da un mese — dice un operatore che chiede l’anonimato — . E sull’Enav le banche si attendevano un invito che non è ancora arrivato». L’unica che sembra pronta (per Piazza Affari) è la Fincantieri con perimetro e utili in crescita, in asse sempre più stretto con Cassa depositi e prestiti. Come Stm.
Il collante Fsi
L’amministratore delegato dell’azienda cantieristica, Giuseppe Bono, è entrato infatti la scorsa settimana nel consiglio d’amministrazione del Fondo strategico italiano (Fsi), alla cui guida sono stati confermati martedì 29 aprile Giovanni Gorno Tempini (presidente) e Maurizio Tamagnini (amministratore delegato). Proprio il Fondo controllato dalla pubblica Cassa depositi e prestiti sarebbe poi, si deduce dalle nomine, il destinatario della privatizzanda quota di StMicroelectronics (come già anticipato da Corriere Economia ), visto che proprio di Stm è diventato consigliere, sempre settimana scorsa, Tamagnini.
Ora il governo Renzi, nominati i vertici delle maggiori controllate di Stato, deve decidere se cambiare o no anche i capi dipartimento del Tesoro e La Via può essere sostituito entro fine maggio. Salterà? I rumors registrano qualche malumore, perché dal direttore generale del Tesoro il mercato si sarebbe aspettato più attivismo su partecipate di Stato e linee strategiche (il confronto è con i predecessori Draghi e Grilli). Viene sottolineata invece una certa lateralità del manager, un po’ per il carattere schivo. Va anche detto però che il Tesoro sembra avere sempre meno peso nella partita di queste privatizzazioni («È troppo seduto», lamenta una fonte finanziaria), che sarebbe giocata, nel caso, piuttosto dalla presidenza del Consiglio. Va in questa direzione la nomina di Fabrizio Pagani a capo della Segreteria tecnica del Tesoro (e anche nel consiglio dell’Eni).
Casella strategica: Pagani era il consigliere economico di Palazzo Chigi, l’uomo di Renzi in missione all’estero in cerca d’investitori sull’Italia.
Per La Via, che inizialmente veniva dato in uscita, nei giorni scorsi si prospettava così una possibile permanenza: il neoministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non è persona da scossoni, inoltre Matteo Del Fante, dato per probabile sostituto, è stato destinato ad altro incarico (amministratore delegato di Terna). C’è un mese per decidere, e questa scelta sarà uno degli indicatori utili per comprendere come Renzi intenda muoversi sulle privatizzazioni. Che, però, vanno fatte in fretta, se si vuole cogliere il momento buono.
L’aumento dei valori
Rispetto ai dati del novembre 2013, quando si iniziò a parlare di nuove privatizzazioni, il portafoglio di aziende dello Stato è infatti aumentato di valore: in media, del 14% per nove imprese, dicono i calcoli dell’équipe di Stefano Caselli, prorettore Università Bocconi, per Corriere Economia (vedi tabella). Come dire: è stato meglio aspettare, ma non si tiri la corda. Vediamo i conti, con un’avvertenza: per le quotate, il calcolo è sulla capitalizzazione di Borsa (confronto fra il 29 aprile scorso e il 30 ottobre 2013); per le non quotate, è una stima con il metodo dei multipli e l’ipotesi (prudenziale) è di cinque volte il margine operativo lordo, meno l’indebitamento netto (confronto fra i bilanci 2013, per chi li ha appena approvati, e quelli 2012, chiusi l’anno scorso).
Ebbene, la quota in mano al Tesoro (o Cdp) il cui valore è aumentato di più è quella dell’Enel, +37% a 12,9 miliardi di euro; segue Stm con il +21% a 879 milioni. Terzo posto a Finmeccanica (+20%), quarto alla Snam destinata a entrare (con Terna) nella privatizzanda Cdp Reti: +15% a 4,41 miliardi; quinto e sesto alle quotande Fincantieri (+12% a 1,3 miliardi) e Poste (+9% alla bella cifra di 13,2 miliardi). E il valore della quota di Stato di Terna è salito dell’8% a 2,35 miliardi, quello di Eni del 3% a 20,56.
« Se si ragiona di privatizzazioni seguendo il mercato finanziario, la tempistica è fondamentale — dice Caselli —. In questi mesi tutti i valori sono saliti . Non è una sorpresa: la Borsa è in crescita e la recessione aveva toccato il fondo. Ora l’Italia non è più nel mirino, i tassi si sono stabilizzati al ribasso, i fondi esteri hanno il via libera a investire nel Paese. Ma il momento non va perso, le privatizzazioni andrebbero fatte nei prossimi mesi». Un’idea, dice Caselli, può essere «inserire tutte le partecipazioni di Stato interessate dalle privatizzazioni in un fondo e chiedere agli investitori di entrare lì». Se c’è l’intenzione, naturalmente.

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