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Tesoro informato ma sorpreso Sotto esame i paletti del piano

Ci speravano, anche se non se l’aspettavano in questi termini. Dal ministero dell’Economia non giunge alcun commento, né ufficiale, né ufficioso, sulla decisione presa ieri da Intesa Sanpaolo di candidarsi all’acquisto della Popolare Vicenza e di Veneto Banca, ma solo a determinate condizioni. Anche se ai piani alti di Via XX Settembre, sede del ministero guidato da Pier Carlo Padoan, più di qualcuno è rimasto un po’ sorpreso dalla mossa di Carlo Messina, capo azienda dell’istituto milanese.

Il coinvolgimento del sistema bancario nazionale nel tentativo di salvare le due banche venete, che da solo il Fondo Atlante non riesce a sostenere, era stato sollecitato ed era sicuramente negli auspici del governo e delle autorità di vigilanza. Ciò che sembra aver spiazzato un po’ almeno gli uomini di Padoan sono, semmai, i paletti messi da Intesa al suo intervento. Niente aumento di capitale conseguente, nessun impatto su patrimonio e dividendi, acquisto solo di determinate attività, e non dei crediti in sofferenza e, ancora, «una cornice legislativa approvata e definitiva» che garantisca non solo la neutralità dell’operazione sui conti di Intesa, ma anche la copertura degli «oneri di integrazione e razionalizzazione» (come i possibili esuberi) e la «sterilizzazione» degli altri rischi, come la possibile rivalsa degli azionisti delle popolari venete che non hanno aderito alla transazione proposta. Condizioni nette, rigide e soprattutto gravose.

Del resto, caduta la soluzione «di sistema» che era stata esplorata nelle scorse settimane dall’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, il quadro complessivo è decisamente mutato. Il governo ha affidato alla banca d’affari Rothschild il processo di ricerca e di sollecitazione dei privati interessati al salvataggio delle due popolari venete. Intesa è entrata nella «data room», ha visto i numeri e poi deciso di rompere gli indugi presentando la sua proposta.

Per le vie brevi della diplomazia, il governo sarebbe stato informato dell’iniziativa da parte di Intesa, ma non del dettaglio dei suoi contenuti. Anche perché in questa nuova fase l’istituto di Carlo Messina si è mosso come un operatore di mercato, all’oscuro di eventuali iniziative di potenziali concorrenti (che alla fine sono mancate).

Di sicuro quella di Intesa Sanpaolo è una proposta che non risolve tutti i problemi posti dal dissesto delle popolari venete. Scongiura il rischio di prospettive più dolorose per i risparmiatori, assicura la continuità dei due istituti, salvaguarda i depositanti e tutela i conti dell’acquirente. Ma non affronta alcuni nodi cruciali, come l’assorbimento dei crediti difficili delle venete, che Intesa non vuole accollarsi. Lasciando la patata bollente in mano al governo, al quale si chiede anche di blindare l’operazione con una legge.

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