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Tesoro azionista di Mps a luglio avrà il 4,4 per cento e il titolo decolla: più 13%

A distanza di una ventina d’anni, il Tesoro torna a mettere piede nel capitale di una banca italiana. Lo fa con Monte dei Paschi, che, in virtù degli accordi stipulati due anni fa, all’epoca dell’emissione delle obbligazioni statali Monti bond da 4 miliardi, quest’anno si troverà costretta a rimborsare gli interessi in azioni proprie. Quella che nel febbraio del 2013 sembrava un’ipotesi poi non così concreta, ora sta per diventare realtà. Accadrà a luglio, quando Mps sarà chiamata a pagare al ministero dell’Economia 243 milioni di interessi. Il fatto è che la banca guidata da Fabrizio Viola e Alessandro Profumo due giorni fa ha consegnato numeri del 2014 in perdita per 5,34 miliardi: una situazione che fa scattare il pagamento degli interessi in azioni anziché in contanti. A ben vedere, Mps anche nel 2013 aveva chiuso in rosso, per 1,4 miliardi, ma allora si era avvalsa della facoltà, esercitabile una volta soltanto, di emettere nuovi Monti bond. E a questo giro gli interessi dovranno essere pagati con titoli Mps, il che significa che il Tesoro entrerà direttamente nel capitale. Un’ipotesi che è stata salutata con fuochi di artificio ieri dalla Borsa, dove il Monte ha terminato con un balzo del 13% dopo essere arrivato a guadagnare quasi il 20 per cento. Grazie a tale fiammata, la capitalizzazione di Borsa è arrivata a sfiorare i 2,5 miliardi. Sulla base di questo valore di mercato, e ipotizzando il pieno successo del nuovo aumento di capitale da 3 miliardi che il gruppo senese stima di chiudere entro giugno, il Tesoro a luglio dovrebbe diventare azionista di Mps con circa il 4,4 per cento. Nel frattempo, però, i conti della banca con lo Stato dovrebbe essere stati chiusi perché proprio la ricapitalizzazione in arrivo, che è poi l’operazione richiesta dagli stress test della Bce dello scorso autunno, servirà anche per rimborsare 1 miliardo di Monti Bond residui.

L’altra banca “bocciata” agli stress test è Carige, che pure si appresta ad avviare un nuovo aumento, da 700 milioni, e che ha appena annunciato un 2014 in perdita per 543,6 milioni, con incagli e sofferenze per 6,1 miliardi e un margine di interesse compresso a 353,6 milioni. Ieri l’ad Piero Montani, con chiaro riferimento alle vicende giudiziarie che hanno travolto gli ex vertici, ha dichiarato: «In un anno s’è concentrata su questa banca una entità di cose anche di tenore piuttosto negativo assolutamente non comune. Si è speso molto tempo per tranquillizzare la clientela». Carige, inoltre, ha appena concesso un’esclusiva per la cessione della società del credito al consumo Creditis ad Apollo, fondo americano che sta già comprando le attività assicurative. Sembra che l’azionista francese Bpce (Banque Populaire Caisse d’Epargne, al 10% di Carige) avrebbe preferito che Montani prendesse ancora tempo prima di concedere l’esclusiva. Un atteggiamento che da qualche osservatore viene messo in relazione con la possibilità che anche Bpce (con Andrea Bonomi e la famiglia Malacalza) stia valutando la quota del 19% di Carige messa in vendita dalla Fondazione prima socia.
Chi ieri ha alzato il sipario sui conti è Ubi Banca, che nel 2014 ha registrato una perdita di 725,8 milioni dopo svalutazioni di avviamenti e simili da 882,7 milioni. Il numero uno Victor Massiah ha respinto gli addebiti della Procura di Bergamo, che nei giorni scorsi ha effettuato nuove perquisizioni ipotizzando irregolarità nell’assemblea che ha nominato alla presidenza della Popolare nata tra Bergamo e Brescia Andrea Moltrasio. «Eventuali irregolarità — ha concesso Massiah — sono frutto dell’iniziativa personale di qualche dipendente».
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