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“Tesoretto da 6 miliardi grazie agli acquisti Bce ma tagli spesa a rischio”

Il vento del quantitative easing di Mario Draghi, in decollo a Francoforte, darà una consistente boccata d’ossigeno ai conti pubblici italiani. Con la riduzione del costo del denaro la spesa per interessi scenderà, rispetto a quanto previsto dalla «nota» al Documento di economia e finanza dell’autunno scorso, nella migliore delle ipotesi di 6,3 miliardi e, nella stima più prudente, di 4,4 miliardi. Sono questi i calcoli effettuati dalla Corte di Conti, sulla base del modello Cer, contenuti nel rapporto sulle «Prospettive della finanza pubblica » in seguito alla legge di Stabilità inviato ieri al Parlamento.

Sebbene la parola «tesoretto» sia bandita e si preferisca in sede politica mantenere un profilo basso, la nuova situazione macroeconomica internazionale avvantaggia l’Italia. Alle risorse risparmiate per la spesa per interessi si possono aggiungere secondo altre stime circolate ieri in ambienti parlamentari – quelle, una tantum, previste dalla volontary disclosure previste per quest’anno: ci sono attualmente 150 miliardi nelle casse di banche straniere (soprattutto in Svizzera). Se alla sanatoria aderisse il 20 per cento degli interessati rientrerebbero circa 30 miliardi. Su questa cifra si pagheranno in parte Irpef e Irap con le normali aliquote e in parte le tasse sui rendimenti: si calcola in sostanza che il gettito per l’erario potrebbe aggirarsi intorno ai 5-6 miliardi.
Tornando alla Corte dei Conti c’è da segnalare un altro aspetto positivo, oltre a quello della svalutazione dell’euro: si tratta della riduzione del prezzo del petrolio che, secondo l’alta magistratura contabile, potrebbe far risparmiare sulla bolletta energetica 12,6 miliardi già da quest’anno (poco meno dell’1 per cento del Pil). Renzi descrive il nuovo scenario con una metafora meteo: «Oggi la situazione della nostra economia è più positiva: ha smesso di piovere, non vediamo ancora il sole ma scorgiamo le prime luci dell’arcobaleno».
Le note positive finiscono qui. Per il resto i rilievi non mancano, a cominciare dalla spending review che, secondo la Corte dei conti, è un traguardo «molto difficile » da realizzare: da sola non basta a ridurre la spesa pubblica e dunque bisogna ridurre «il perimetro » dell’intervento dello Stato. Critiche anche alla debolezza del «bonus-Renzi» da 80 euro: il suo «impulso» può essere «vanificato» se non verrà percepito come un elemento «aggiuntivo e permanente» del reddito ma solo come una compensazione dell’aumento delle tasse previsto dalle clausole di salvaguardia (il rinvio dei tagli al futuro con la minaccia di aumento automatico delle tasse raggiunge i 16 miliardi nel 2016 e, tra il 2011 e il 2014, ne sono state «innescate » ben 11). Rilievi anche sulle coperture derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, definite «incerte » dai giudici contabili.
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