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Terzo settore, un’agenzia in disarmo

di Elio Silva

Chi varcasse in questi giorni la soglia dell'Agenzia per il Terzo settore, nella centralissima via Rovello a Milano, si troverebbe spaesato in un ambiente surreale, come dietro alle quinte di un teatro. Non certo per la contiguità fisica con la sede storica del Piccolo Teatro, dove Paolo Grassi, Giorgio Strehler e altri protagonisti del secondo dopoguerra italiano rilanciarono la tradizione dell'arte drammatica. La sensazione, piuttosto, nascerebbe dall'atmosfera sospesa, alla Samuel Beckett, dove attori e cose sfumano in una scenografia indefinita.

Ci sono 12 persone (sei dipendenti più altri sei in distacco da diverse amministrazioni dello Stato) che attendono di conoscere il proprio destino. Il direttore ha il contratto in scadenza a gennaio. Il presidente, Stefano Zamagni, e l'intero consiglio (11 membri) sono anche loro a fine corsa: il termine di decadenza è a dicembre. Stanno continuando a lavorare, ma non è dato sapere con quanta soddisfazione, visto che dal giugno 2010, in ottemperanza a una norma della legge 122 di conversione del decreto 78 (articolo 6, comma 2), che aveva tagliato le indennità di funzione per gli organi amministrativi degli enti, si sono autosospesi dal compenso e operano, pertanto, a titolo gratuito.

Non vi è certezza sul budget 2012, anche se, come impongono le regole contabili, nei giorni scorsi è stato sottoposto ad approvazione un preventivo per una cifra vicina ai 700mila euro, 26mila in meno dell'anno corrente, la metà di due anni fa e poco più di un quarto rispetto ai 2,5 milioni di dote assegnati in quelli che vengono ricordati come gli "anni d'oro", il 2005 e il 2006.

Sopravviverà, dunque, l'Agenzia per il Terzo settore alla perdurante inerzia nel restyling del suo futuro? E, più a monte, restano valide le istanze di tutela della galassia non profit, la cui crescita impetuosa e disordinata aveva suggerito l'utilità di un organismo di monitoraggio e controllo, oppure la cura dimagrante imposta alla pubblica amministrazione rende indispensabile il sacrificio di queste esigenze? La manovra estiva pareva aver sciolto radicalmente il dubbio: il decreto legge 138 prevedeva (articolo 1, comma 31) la cancellazione degli enti pubblici non economici con dotazioni inferiori alle 70 unità. Tra i morituri ci sarebbe stata anche l'Agenzia, con buona pace delle reiterate asserzioni sulla necessità di offrire advisory e garanzie al mondo non profit. Senonchè, in sede di conversione, la norma è stata soppressa, per cui, allo stato, l'ente continua a esistere e a operare, pur nel clima di incertezza di cui s'è detto.

«Siamo a due mesi dalla scadenza della consiliatura e non sappiamo nulla di preciso – ammette il presidente Stefano Zamagni, autorità riconosciuta in materia di economia civile e ispiratore, nel 1996, della disciplina fiscale di vantaggio per le Onlus, organizzazioni non lucrative di utilità sociale -. Le ipotesi che si possono fare sono tuttora tre. La prima è quella della chiusura, con il trasferimento delle competenze a un diverso ufficio, per esempio un dipartimento della presidenza del Consiglio. La seconda prevede il rinnovo nella veste attuale, ma con un budget via via più ristretto. La terza, infine, sarebbe la trasformazione in una vera e propria Authority, come più volte si è chiesto negli ultimi anni».

«A noi – aggiunge – non interessa particolarmente come si debba chiamare l'organismo, nè che abbia 5 consiglieri piuttosto che 11: quello che ci preme è una pianta organica, anche per salvaguardare le professionalità che nel tempo sono maturate e che servono a svolgere le funzioni assegnate; un parere vincolante sulle linee guida, per evitare che restino sulla carta, e infine un potere sanzionatorio per gli enti che violano le regole. Per esempio, l'Agenzia deve poter convocare un'organizzazione, come avviene in Gran Bretagna, e imporle di esibire i bilanci. Solo a queste condizioni potrà giocare, in futuro, un ruolo efficace».

Già, perché a dieci anni dalla nascita l'Agenzia è ancora in mezzo al guado rispetto all'obiettivo di diventare Authority. Istituita con il Dpcm 26 settembre 2000 in base alla delega prevista dalla legge 662 del 23 dicembre 1996, dunque figlia di una misura fiscale, l'Agenzia per le Onlus ha iniziato a operare nel 2001, in forza di un ulteriore regolamento emanato il 21 marzo di quell'anno. È stata fin da subito posta sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio ed è stata insediata a Milano in quanto capitale riconosciuta del non profit italiano, sia per il numero di organizzazioni censite, sia per il volume delle attività prodotte.

La sfera delle attribuzioni è rimasta sostanzialmente invariata fino a quest'anno, allorchè il Dpcm 51 del 26 gennaio ha modificato la denominazione – da Agenzia per le Onlus ad Agenzia per il Terzo settore – e arricchito le funzioni istituzionali, con ciò lasciando intravvedere una possibile estensione della sfera di attività, visto che la qualificazione tributaria di Onlus non esaurisce la problematica delle organizzazioni non profit. Il Dpcm, inoltre, ha attribuito all'Agenzia il coordinamento fra le istituzioni responsabili dei registri nazionali e locali, una giungla che, secondo il più recente censimento, a opera proprio dell'Agenzia, sfiora il record dei 300 albi.

In controtendenza rispetto a questi manifesti obiettivi di rafforzamento, lo stesso Dpcm ha dimezzato il numero dei consiglieri a cinque (quattro più il presidente). E nel frattempo è intervenuta la già citata norma taglia-indennità del decreto 78/2010: è pur vero, come ricorda la stessa Authority nella relazione annuale presentata al Parlamento alle soglie dell'estate, che «una determinazione finale circa l'applicabilità o meno all'Agenzia non è stata ancora adottata», in quanto «non è solito che un organismo in carica possa incorrere nella propria trasformazione in organismo a titolo onorifico», ma sta di fatto che le indennità (55mila euro lordi annui per ciascun consigliere) sono state congelate.

L'operatività non si è arrestata, ma le statistiche già registrano un segno meno: l'anno scorso le richieste pervenute dalle Entrate sono state 392, in drastico calo rispetto alle 1.278 del 2009, e i pareri emessi sono stati 606, anche in questo caso con una forte riduzione rispetto ai 1.127 dell'anno precedente. Il trend, si difende l'Agenzia nella relazione al Parlamento, non deriva da una minore produttività, ma dalla maggiore complessità delle istruttorie. Ma sono in diminuzione (da 66 a 59) anche i pareri sulla devoluzione del patrimonio delle organizzazioni in caso di perdita della qualifica di Onlus, oppure di scioglimento, una tipologia di atti a carattere obbligatorio e vincolante.

Con un colpo di reni, ora, l'Agenzia sta completando le linee guida per le raccolte fondi nelle emergenze, situazioni che si sono verificate spesso negli ultimi anni e che hanno dato luogo a pressanti istanze di trasparenza da parte dei donatori e delle stesse organizzazioni. Se stiano sfilando i titoli di coda, oppure stia solo finendo un atto della pubblica recita, vorrebbero saperlo sia gli attori interessati, sia i cittadini spettatori.
 

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