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Terzo settore con vincoli

Le fondazioni già iscritte nel registro delle persone giuridiche, che intendono ottenere la qualifica di Ets (Enti del terzo settore), devono adeguare la loro attività alle norme del Codice del terzo settore (Cts). Lo stabilisce la massima n. 8 che sarà licenziata oggi dalla Commissione terzo settore del Consiglio notarile di Milano, il quale ha anche licenziato la massima la n.7 che si occupa dell’attività svolta dalle imprese sociali e della sua descrizione nell’oggetto sociale dell’ente. L’art. 1 del dlgs 3 luglio 2017 n. 112 descrive tra gli elementi necessari affinché un ente non lucrativo possa essere considerato un’impresa sociale la circostanza che esso eserciti in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. L’art. 2, comma 1, del decreto elenca, sotto 22 diverse lettere, una serie di attività tipiche, che si considerano sempre di interesse generale.

La massima n. 7

La massima n. 7, riprendendo alcuni concetti espressi dalla massima n. 6 con riferimento agli Ets in genere, precisa che la formula lessicale scelta nella redazione dell’oggetto sociale può discostarsi da quella legislativa, purché sia ad essa concettualmente riconducibile. Non è pertanto necessario che l’atto costitutivo e lo statuto di un’impresa sociale riportino l’esatta e letterale menzione delle attività come esse sono descritte dal dlgs 3 luglio 2017, n. 112. Allo stesso modo la massima afferma che gli oggetti sociali possono indicare solo alcune delle attività descritte nelle singole lettere di cui si compone l’art. 2 oppure riportare attività contenute all’interno di lettere diverse. Tuttavia, ciò che caratterizza le imprese sociali, e le distingue dagli altri Ets, con riguardo alla attività che esse possono svolgere, è che alle imprese sociali è consentito anche condurre una qualsiasi attività d’impresa, non compresa tra quelle inserite nell’elenco dell’art. 2 del decreto, purché attraverso l’impiego di persone «svantaggiate» (come individuate e definite dall’art. 2, comma 4, lett. a) e b) del citato dlgs 112/2017), in misura non inferiore al 30% del totale dei lavoratori complessivamente utilizzati dall’impresa stessa. In questo caso, precisa la massima n. 7, l’atto costitutivo deve comunque indicare l’attività che l’impresa sociale si propone in concreto di svolgere, non essendo sufficiente il richiamo alla circostanza che tutte le attività dell’ente saranno condotte con una percentuale di lavoratori svantaggiati superiore al 30%.

La massima n. 8

Con la massima n. 8 la Commissione si è invece occupata delle fondazioni già iscritte nel registro delle persone giuridiche, che intendano ottenere la qualifica di Ets e che, a tal fine, devono adeguare la loro attività alle norme del Cts (dlgs 3 luglio 2017, n. 117). La massima rimarca la differenza concettuale tra scopo e attività dell’ente, ricordando che la modifica dell’uno o dell’altro seguono procedimenti diversi. La «trasformazione» dello scopo della fondazione sembra attualmente possibile solo nelle ipotesi contemplate dall’art. 28 c.c., ossia quando esso è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio dell’ente è divenuto insufficiente. In questi casi la modifica è soggetta al controllo dell’autorità amministrativa competente che, ai sensi dell’art. 90 del Cts, è per gli Ets l’ufficio del Runts (Registro unico nazionale del terzo settore). Viceversa, precisa la massima, la modifica statutaria necessaria per conformare la descrizione dell’attività svolta dalle fondazioni già iscritte nel Registro delle persone giuridiche alle previsioni dell’art. 5 del Cts non è soggetta al controllo dell’ufficio del Runts. Tale delibera è infatti necessaria per l’ottenimento della qualifica di Ets da parte della fondazione e, pertanto, è una normale modifica statutaria soggetta al solo sindacato omologatorio del notaio che l’ha verbalizzata, in conformità all’art. 17 del dm 15 settembre 2020, n. 106 del ministero del lavoro e in attuazione dei principi dell’art. 22 Cts.

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