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Una terna per il vertice Unicredit

MILANO Accelerazione nella scelta del nuovo amministratore delegato di Unicredit al posto di Federico Ghizzoni. Il pressing di autorità, governo e mercato ha spinto i grandi soci — le Fondazioni Cariverona, Crt, Carimonte, gli arabi di Aabar, i privati come Caltagirone e Del Vecchio, i fondi esteri come BlackRock, i tedeschi di Allianz — a cercare una soluzione in breve tempo, anche perché il titolo continua a perdere: ieri un altro -1,5% a 1,87 euro nonostante il rimbalzo di Piazza Affari. In un mese, da quando Ghizzoni si è detto disponibile a farsi da parte, Unicredit ha perso il 37% circa. Per questo si punta a chiudere già in settimana, ben prima del board fissato per l’11 luglio.

Oggi si riunisce il comitato ristretto incaricato della selezione dei nomi, composto dal presidente Giuseppe Vita, dai vicepresidenti Luca Cordero di Montezemolo e Vincenzo Calandra Bonaura e dal consigliere Clara Streit, per discutere sulla rosa di nomi insieme con il cacciatore di teste Egon Zehnder. Domani i lavori si allargano al comitato nomine, cui partecipano anche il vicepresidente Fabrizio Palenzona e i consiglieri Alessandro Caltagirone e Elena Zambon. Tuttavia non si sa se si avrà una terna composta da un banchiere italiano, uno estero e uno interno o una rosa ampia.

L’ultima parola sarà comunque del consiglio. Ma persistono ancora differenze. Ieri fonti della Cariverona, primo socio italiano al 2,8%, hanno fatto sapere di preferire «una figura di riconosciuto standing internazionale, capace di elaborare piani e strategie credibili su mercati connotati da profonde turbolenze e discontinuità». Altri grandi soci sarebbero più orientati verso un manager che parli italiano, che sia subito operativo e che non sia un banchiere d’affari. Anche perché dovrà realizzare una revisione del piano industriale, un aumento di capitale (si parla di 5-8 miliardi), dismissioni di asset e un rinnovo radicale della prima linea di management.

Dal toto-nomi emergerebbero, fra gli altri, quelli di Victor Massiah (Ubi) e Fabrizio Viola (Mps), e dall’estero quello di Jean Pierre Mustier. Una critica è arrivata dal ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ieri al consiglio nazionale Fabi: «Visto da fuori è un po’ singolare, un’azienda non può sfiduciare un ceo senza avere un capo pronto».

Fabrizio Massaro

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