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Terna scommette 18 miliardi per rafforzare la rete nazionale

Per far capire l’importanza di questo snodo, Stefano Donnarumma, ingegnere meccanico che, da maggio 2020 guida la società, riporta indietro le lancette a gennaio quando un abbassamento di frequenza nell’area balcanica, dovuto a un evento accidentale, avrebbe potuto mandare in tilt il sistema elettrico e provocare un black out se Terna e l’omologa francese non fossero intervenute tempestivamente azionando le contromisure necessarie, «a conferma – rimarca – che gli investimenti fatti bene nel Paese producono benefici fondamentali anche al di fuori dei confini nazionali».

Una premessa necessaria, dunque, per comprendere perché la società che gestisce la rete elettrica nazionale, bissando la scelta già fatta per il business plan presentato a novembre, abbia deciso di dare un forte impulso, con una dote di 18,1 miliardi (il 25% in più di quanto programmato in precedenza), anche al nuovo piano decennale illustrato ieri dai vertici con il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il numero uno dell’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente, Stefano Besseghini, a ribadirne il ruolo di architrave nella programmazione del futuro energetico della penisola. Non a caso, Valentina Bosetti, presidente di Terna, parla di «una rete che deve essere resiliente anche ai cambiamenti climatici». Tanto più che la crescita costante delle rinnovabili al Sud (con la domanda di energia, invece, concentrata al Nord), continuerà a sottoporre l’infrastruttura a ulteriori sollecitazioni e richiederà risposte sempre più rapide ed efficaci.

Per questo motivo, nel piano che, da quest’anno, avrà cadenza biennale, ci sono oltre 30 progetti infrastrutturali e, soprattutto, 4 miliardi di nuove opere (lo scarto rispetto alla precedente strategia). Tra cui spiccano il nuovo collegamento elettrico con la Svizzera che vedrà la luce da qui ai prossimi dieci anni – anche se non ancora pianificato dal punto di vista autorizzativo, chiarisce l’ad – e che comporterà uno sforzo superiore a 1,2 miliardi, e il cavo sottomarino con la Grecia (200 chilometri di linea da 500 megawatt con 750 milioni di investimento). Poi c’è il capitolo del riassetto delle reti elettriche delle aree metropolitane (con un restyling delle infrastrutture delle grandi città, da Roma a Genova) e di quelle delle isole (dal Giglio a Favignana).

Tutti tasselli cruciali per puntellare la rete elettrica nazionale che potrà inoltre beneficiare dei grandi interventi infrastrutturali, confermati anche nel nuovo Piano di sviluppo 2021, e che entreranno in esercizio nell’orizzonte temporale da questo coperto, come il Tyrrhenian Link: due tratte (Campania-Sicilia e Sardegna-Sicilia) con doppio cavo per ciascuna linea e 3,7 miliardi di impegno, cruciali per abilitare ulteriormente il salto delle energie verdi e per procedere allo spegnimento delle centrali a carbone in Sardegna entro il 2025, come ribadito di recente anche dal ministro Cingolani, e degli impianti più vetusti in Sicilia. «Il progetto procede secondo la nostra pianificazione – spiega l’ad -. C’è un dialogo con le Regione e lo Stato centrale e stiamo completando alcune analisi dei costi e benefici sul lato Campania-Sicilia». E i tempi? Tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, Terna conta di completare il primo cavo del collegamento Sicilia-Sardegna e, quasi contestualmente, il primo dell’altro “braccio” per poi chiudere nel 2027 il secondo cavo della tratta ovest e, l’anno dopo, quello dell’altra linea tra Campania e Sicilia.

Insomma, lo sforzo è ad ampio spettro e guarda a quell’elettrificazione a trazione “green” che Cingolani definisce come «l’unica strada percorribile a tecnologie attuali» e che rinvia agli obiettivi messi nero su bianco nel Recovery Plan. Un capitolo, quest’ultimo, su cui il messaggio del ceo è chiaro: «Terna si finanzia autonomamente, ma abbiamo comunque voluto presentare dei progetti che fossero coerenti con il Pnrr e il piano decennale. Tra questi, certamente, c’è un potenziale contributo per il Tyrrhenian Link e per il Sacoi 3 (il rifacimento del collegamento tra Sardegna, Corsica e Italia, ndr)». In questo momento, dunque, precisa ancora Donnarumma, «Terna è genericamente compresa nei cluster di potenziale finanziamento, non specificatamente come progetto, ma per noi è veramente importante che siano sostenuti tutti quegli investimenti che hanno a che fare con la transizione energetica e con il lavoro che noi dobbiamo fare».

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