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Terna, bocciata la clausola di onorabilità

L’esito era quasi scontato visto il cambio di pelle che Terna ha vissuto negli ultimi anni con il 49% del capitale ormai in mano ai fondi e, in prevalenza, a quelli esteri. Perciò quando ieri dall’assemblea dei soci della spa dell’alta tensione, che ha nominato il nuovo ad Matteo Del Fante e Catia Bastioli alla presidenza, è arrivata la bocciatura alla clausola di onorabilità per i manager delle società partecipate dallo Stato voluta dal Mef e recepita anche da Cassa depositi e prestiti (che di Terna è azionista di maggioranza con il 29,85%), in pochi si sono stupiti. E così i criteri – che fissano l’ineleggibilità e la decadenza degli amministratori per una serie di reati, anche in caso di sentenza di condanna non definitiva -, sono stati respinti per la terza volta, dopo gli affondi delle assemblee di Eni e Finmeccanica (mentre quella di Enel li ha promossi). Il presidente di Cdp, Franco Bassanini legge così la partita. «Vista la relativa facilità con la quale in Italia si rinvia al giudizio anche con indizi modesti se non si voleva correre il rischio della bocciatura da parte dell’assemblea la formula migliore sarebbe stata quella di circoscrivere la decadenza ai casi di condanna in primo grado e ai patteggiamenti».
Per il resto, l’assemblea è scivolata via senza particolari sussulti. Con il numero uno uscente, Flavio Cattaneo, che passa il testimone dopo nove anni e che si è detto fiducioso di «poter affidare al nuovo cda un’azienda sana, con ottime prospettive di crescita sia sul fronte delle attività tradizionali che non tradizionali». D’altro canto, i numeri sono dalla sua: 8 miliardi di investimenti per la rete dal 2005 a oggi, con una crescita media annua del 20% e vantaggi per cittadini e imprese che hanno potuto usufruire di risparmi per 15 miliardi di euro. Senza contare, come ricorda lo stesso ad, la creazione di valore per gli azionisti «con il raddoppio della capitalizzazione in Borsa e la distribuzione di oltre 3 miliardi di euro di dividendi». Gli fa eco il presidente uscente Luigi Roth. «Questi nove anni di Terna sono stati anni di grandi successi. Lo dicono i numeri, ne cito uno per tutti: il ritorno complessivo per l’azionista è stato superiore al 200%. Lo dicono i fatti, per noi che li abbiamo vissuti e anche indirizzati, e per tutti coloro che sono stati con noi. E sono sicuro che il nuovo management continuerà a ottenere importanti risultati».
Ed eccoli i nuovi vertici: Matteo Del Fante, attuale dg di Cassa e consigliere di Terna dal 2008, subentra a Cattaneo come ha poi deliberato il cda seguito ieri all’assemblea che attribuito le deleghe operative all’ad e ha affidato, tra l’altro, alla neopresidente Bastioli «il ruolo di promozione e advisory della corporate social responsibility nonché di sovrintendere alle attività relative alla partecipazione in Cesi-Centro Elettrotecnico Sperimentale italiano Giacinto Motta in coordinamento con l’ad». Accanto a Del Fante e a Bastioli, entrano nel board, su indicazione di Cassa, Simona Camerano, Carlo Cerami, Fabio Corsico e Stefano Saglia, mentre le minoranze (Assicurazioni Generali che detiene il 2,004% e i fondi) hanno indicato Cesare Calari, Luca Dal Fabbro e Gabriella Porcelli. Il collegio sindacale sarà invece composto da Riccardo Enrico Maria Schioppo (presidente) e da Vincenzo Simone e Maria Alessandra Zunino de Pignier.
Dall’assemblea è poi arrivato il disco verde al bilancio 2013, che si chiude con un utile netto di 514 milioni (+10,8%), e a un dividendo di 0,20 euro che, per Cassa depositi e prestiti, si traduce in un maxi-assegno da 120 milioni di euro. Nessun problema, poi, per il taglio del 25% degli emolumenti dell’ad rispetto al triennio precente, voluto dal Mef, che ha incassato il disco verde dei soci. Sul tema delle remunerazioni si è registrato anche l’intervento del rappresentante di Cdp, Leone Pattofatto, che ha raccomandato «la massima attenzione nell’adozione della politica della remunerazione improntandola al massimo rigore». Poi il ringraziamento al cda uscente «per l’attività svolta in questi anni» e a Cattaneo per aver raccolto «risultati di assoluto rilievo».

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