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Terna accelera sulla sicurezza: in pista un piano da 1,2 miliardi

Il disco verde definitivo del ministero dello Sviluppo Economico arriverà a marzo, ma Terna ha già cominciato a condividere con il Mise e il regolatore le linee generali del nuovo piano di sicurezza 2021 che prevede, da qui al 2025, 1,2 miliardi di investimenti (il 28% in più della strategia precedente) e che contiene tutte le azioni da mettere in campo affinché la sicurezza del sistema nazionale risulti preservata e lo stesso sia in grado di prevenire o mitigare gli effetti determinati da fenomeni di carattere eccezionale. Eventi avversi come il blackout del 2003 che fu generato da un guasto multiplo sull’infrastruttura svizzera capace di mandare in tilt la rete elettrica nazionale provocando il suo “spegnimento” per diverse ore. Da lì è scattata l’esigenza di prevenire il ripetersi di simili circostanze con il governo che ha fissato per legge (la 290 del 2003) l’obbligo a carico del gestore della rete elettrica di approntare un programma, da aggiornare ogni anno, per l’adeguamento e l’eventuale miglioramento dei sistemi di difesa per la sicurezza del sistema elettrico.

«Nel nuovo piano – spiega al Sole 24 Ore, Francesco Del Pizzo, responsabile Strategie di sviluppo rete e Dispacciamento di Terna – c’è un maggiore utilizzo di tecnologia e l’estensione degli impianti di potenza asserviti alla stabilità della rete. Abbiamo cioè allargato il perimetro degli impianti di regolazione della rete e abbiamo aumentato in modo importante il contributo dell’Ict (le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ndr) che introduciamo per prevenire gli eventi avversi, che saranno sempre più frequenti, e per intervenire in tempi brevissimi in modo da riequilibrare il sistema».

Il motivo è chiaro: la decarbonizzazione e la transizione energetica hanno cambiato profondamente il contesto. «Le fonti rinnovabili riducono l’inerzia e la sicurezza della rete in termini di capacità di autoregolazione – prosegue Del Pizzo – e questo fa sì che gli operatori come Terna sono chiamati ad avere una visione strategica di che cosa vuol dire esercire il sistema in sicurezza in condizioni diverse da quanto avveniva in passato». Con il risultato che, per rispondere alle nuove sfide, è necessario investire, da un lato, sugli strumenti che preventivamente scongiurano l’evento avverso e, dall’altro, su tutto ciò che assicura una risposta rapida nel momento in cui i fenomeni eccezionali colpiscono il sistema.

Una risposta duplice, insomma, che, sottolinea Del Pizzo, deve essere declinata puntando innanzitutto su impianti non convenzionali: dai compensatori sincroni (o condensatori rotanti), vale a dire le macchine di compensazione che servono a regolare la tensione, agli statcom che sono impianti di potenza finalizzati a stabilizzare il funzionamento della rete. A ciò, aggiunge il manager, «va poi affiancata la capacità di disegnare un meccanismo, investendo in innovazione e nuove tecnologie, che permette di essere più tempestivi nell’intervento». Come accaduto qualche giorno fa quando, per via di un calo di frequenza che ha colpito tutta la rete europea ed è stato provocato da una serie di “aperture” di linee nell’area balcanica, il sistema nazionale ha rischiato di andare in tilt ed è stato messo in sicurezza da Terna grazie all’attivazione del meccanismo di interrompibilità dei grandi “energivori”: in sostanza, la società ha staccato dalla rete circa 400 megawatt di consumi industriali scongiurando interruzioni di fornitura.

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