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Termini Imerese, la carta cinese. Addio bonus a chi delocalizza

ROMA — Punto e a capo. Il ministero dello Sviluppo economico considera «azzerato» il piano di Dr Motor, l’azienda molisana che avrebbe dovuto rilevare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, e avvia i contatti con i cinesi di Chery, già fornitori del sito siciliano. Intanto il prossimo tavolo sarà fissato entro il 15 settembre.
A annunciarlo sono i sindacati, al termine dell’incontro presso il ministero che ha segnato un punto a favore dei 640 «esodati»: i lavoratori siciliani di Fiat da avviare alla pensione saranno inseriti nel relativo decreto, che entro 60 giorni deve essere tradotto in legge. Mentre restano ancora le incertezze sugli ammortizzatori per i 500 lavoratori dell’indotto e sul piano di reindustrializzazione del sito di Termini Imerese. Il governo ha infatti informato i sindacati che «sta sottoponendo il dossier per la reindustrializzazione del sito a nuovi soggetti», ma che «il primo interlocutore è il gruppo cinese Chery, fornitore dell’azienda molisana che fa capo a Massimo Di Risio», l’imprenditore appena uscito di scena.
A proposito di delocalizzazione, proprio ieri la Lega Nord è riuscita a ottenere l’ok del governo su un emendamento al decreto sviluppo, all’esame in commissione alla Camera, che penalizza le imprese che vogliono esportare l’attività. «Chi ha preso contributi dallo Stato e poi decide di trasferire le proprie attività in Cina o in India poi deve restituire quanto ricevuto», semplifica il relatore Maurizio Fugatti. In pratica, le aziende perdono il credito d’imposta concesso per le assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato — pari al 35%, fino ad un massimo di 200 mila euro a impresa — se «delocalizzano all’estero nei tre anni successivi al periodo di imposta». E se l’attività va in Europa? «Eh, sappiamo che potrebbero esserci problemi di concorrenza, ma se ce l’hanno fatto passare per noi va bene così». Così come va «più che bene» l’altra modifica, ottenuta sempre dai leghisti: le risorse del decreto sviluppo saranno destinate al «rafforzamento della struttura produttiva» del Paese. Senza alcun privilegio per il Sud. «La crisi — sottolinea Fugatti — colpisce anche il Nord».

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