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Termine, la flessibilità è super

Contratto a termine «acausale» super-flessibile. Con un’intesa aziendale (impresa e sindacati) infatti si potranno fissare ipotesi aggiuntive di ricorso a rapporti a termine senza causa (aggiuntive rispetto all’ipotesi prevista dalla legge: primo rapporto e per una durata massima di 12 mesi) e si potrà stabilire anche una durata maggiore di 12 mesi e la possibilità di stipularlo con lavoratori che hanno già avuto nel passato un rapporto di lavoro con l’azienda. Lo precisa, tra l’altro, il ministero del lavoro nella circolare n. 35/2013 con cui ieri ha fornito i primi chiarimenti al dl n. 76/2013 (c.d. decreto lavoro), convertito dalla legge n. 99/2013.

Contratti a termine senza causale. L’assunzione a termine è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo (dlgs n. 368/2001). La riforma Fornero (la legge n. 92/2012) dal 18 luglio dell’anno scorso ha introdotto una deroga al tale vincolo consentendo di prescindere dalla causa (ragione di carattere tecnico ecc.) in occasione del primo rapporto a termine di durata non superiore a dodici mesi, nonché nelle eventualità di una disciplina della contrattazione collettiva nazionale in tassative ipotesi (avvio nuova attività, lancio prodotti o servizi innovativi ecc.) e nel limite massimo del 6% dei lavoratori occupati.

Le novità. Il dl n. 76/2013 ha riformulato questa disciplina di deroga e, fermo restando l’ipotesi normativa (primo contratto fino a 12 mesi), ha stabilito che «ogni altra ipotesi» di assunzione senza-causa può essere individuata dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, e ha reso il contratto (a termine senza causa) prorogabile.

Contratto super-flessibile. In base alla nuova disciplina, spiega il ministero, le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo non sono richieste:

a) nell’ipotesi del primo rapporto a termine, di durata non superiore a dodici mesi comprensiva di eventuale proroga, tra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo termine, sia nel caso di prima missione nell’ambito di una somministrazione a termine;

b) in ogni altra ipotesi individuata dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali (lavoratori e datori di lavoro) comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

A differenza della precedente disciplina, precisa il ministero, la durata massima di dodici mesi del contratto «acausale» è comprensiva di eventuale proroga, ora possibile; e, soprattutto, la disciplina eventualmente introdotta dalla contrattazione collettiva va a integrare quanto già previsto dalla legge, con la conseguenza che i contratti collettivi, anche aziendali, possono prevedere, ad esempio, anche il contratto «acausale» possa avere durata maggiore di dodici mesi oppure che possa essere sottoscritto anche da soggetti che abbiano precedentemente avuto un rapporto di lavoro subordinato.

La proroga e i periodi cuscinetto. Come accennato il contratto «acausale» è ora prorogabile; secondo il ministero la proroga si applica anche ai contratti sottoscritti prima del 28 giugno 2013 (data entrata in vigore del dl n. 76/2013) e ancora in corso e, inoltre, comporta l’applicazione anche dei c.d. «periodi cuscinetto». Tali periodi, precisa il ministero, fanno sì che, ordinariamente (ipotesi legale e fermo restando eventuali diverse previsioni introdotte dalla contrattazione collettiva ) un contratto «acausale» potrà avere una durata massima di 12 mesi e 50 giorni, superati i quali si trasformerà in «normale» contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L’applicazione dei periodi cuscinetto, precisa sempre il ministero, è piena nel senso che comporta anche l’applicazione delle norme a favore dei lavoratori relative alle maggiorazioni retributive «per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al 20% fino al decimo giorno successivo» e «al 40% per ciascun giorno ulteriore».

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