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Tentativo di sprint per il Dl semplificazioni

I primi abboccamenti fra i ministri più interessati alle semplificazioni amministrative ci sono stati a margine del Cdm di mercoledì, ma per ora le certezze sul decreto legge che dovrebbe «dimezzare» i tempi per far partire gli investimenti e aprire i cantieri sono poche.

Sarà un decreto unico omnibus e la regia sarà del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta: queste sono due punti di partenza. Ma da qui a dire che c’è già una convergenza sui contenuti del testo, ce ne corre. Qualche passo avanti si è fatto negli ultimi giorni, ma vanno sciolti ancora alcuni nodi importanti, a partire dalla valutazione di impatto ambientale, dalla conferenza di servizi unificata, dai pareri delle Sovrintendenze.

Palazzo Chigi ha comunque cominciato a fare pressing, nel tentativo di portare il provvedimento in Cdm quando si chiuderà la partita del Recovery Plan, cioè subito dopo il voto in Parlamento, previsto per il 26-27 aprile, e comunque prima del 30 aprile, termine di scadenza per presentare il piano a Bruxelles che Mario Draghi vuole certamente rispettare. In un primo momento si era ipotizzato che il Dl potesse arrivare nella prima decade di maggio, ma ora l’obiettivo è fare le due cose insieme.

Circolano da giorni alcune bozze (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 e del 16 aprile) sia sulle procedure amministrative sia sulla riforma del codice appalti ma il lavoro dei tecnici non basta ad affrontare le questioni politicamente più rilevanti.

Sulla commissione per la valutazione di impatto ambientale, per esempio, c’è consenso sul dimezzamento (sulla carta) dei tempi ordinari per rilasciare il parere (da 310 giorni a 170) e sul rafforzamento delle strutture in termini di personale. Resta da sciogliere il nodo se a occuparsi dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale energia e clima (Pniec) sarà una commissione ad hoc, come già previsto per il Pniec dal Dl semplificazioni del luglio 2020 e come ripropone Brunetta in versione allargata, o se invece si creerà una sottocommissione ad hoc per questi progetti nell’ambito di una commissione unica, come ripropone il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

Per quel che riguarda le modifiche al codice degli appalti, la commissione creata dal ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, dovrebbe concludere i lavori a breve, confermando la linea di una riforma del codice nel senso di una maggiore coerenza con le direttive europee.

Saranno eliminate alcune parti ridondanti (il cosiddetto gold plating), saranno confermate le norme del decreto semplificazioni sul danno erariale, sull’abuso di ufficio, sugli affidamenti senza gara sotto la soglia Ue di cinque milioni e con procedure più rapide sopra soglia, si interverrà sul subappalto ampliando la quota massima oggi ferma al 30-40% nel senso indicato dalla Corte di giustizia Ue.

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