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Tensioni sulla giustizia, governo battuto

ROMA — Una maggioranza nervosa e divisa fa andare sotto il governo alla Camera su un emendamento al ddl anticorruzione che la prossima settimana, nonostante un tentativo del Pdl di bloccarlo, continua il suo iter: tutto in salita, a questo punto. Nel pomeriggio, l’incidente si ripete in commissione al Senato sul decreto della spending review che comunque passa all’Aula. In tutti e due i casi, le proposte di modifica cui il governo aveva dato parere contrario sono state approvate grazie ai voti della Lega e dell’Idv che si sono uniti a quelli del Pd. Il calendario di giugno, poi, si annuncia ancora più impegnativo per la maggioranza che sostiene Monti: a Montecitorio, l’11 giugno si vota la proposta dell’Idv di resuscitare il reato di falso in bilancio così come era configurato fino al 2002 mentre il 18 giugno, su esplicita richiesta del Pdl, si riparte sempre alla Camera con il testo sulle intercettazioni (fermo dal 6 ottobre) che divide i partiti. Al Senato, infine, la prossima settimana si votano i pareri sulla responsabilità civile dei magistrati (fortissimamente voluta da Lega e Pdl) che il Pd ha chiesto di stralciare dal testo della Comunitaria 2010.
Alla Camera si è vista solo un’anteprima di quello che potrebbe verificarsi nelle prossime settimane. Così, alla fine di una seduta spigolosa, è passato per appena 4 voti (237 favorevoli, 233 contrari) un emendamento inizialmente ritirato dal Pd, su invito del ministro Filippo Patroni Griffi, ma poi fatto proprio dai dipietristi. Al momento del voto, Oriano Giovanelli (Pd) ha dato indicazione al gruppo di premere il tasto verde (favorevole) mentre gli alleati del Pdl schiacciavano quello rosso (contrario). E a giochi fatti, la prima firmataria dell’emendamento, Donatella Ferranti (Pd), ha rivendicato la bontà della norma: «In sostanza è un forte incentivo alla pubblicità dei compensi nella pubblica amministrazione e al contrasto del cumulo degli incarichi». Gli impiegati e i funzionari che accetteranno consulenze esterne, infatti, dovranno versare una parte del compenso all’amministrazione pena la denuncia per danno erariale alla Corte dei Conti.
Al di là del merito dell’emendamento — è il secondo colpo che il Pd assesta su questo terreno — il governo ha cercato subito, con il ministro Piero Giarda, di placare l’ira del Pdl che alla conferenza dei capigruppo ha chiesto invano di far slittare di un paio di settimane le votazioni sul ddl anticorruzione. Tutti gli altri gruppi si sono opposti per cui si torna in Aula il 4 giugno con un clima molto agitato: sono tanti i nodi da sciogliere sul fronte della prevenzione (arbitrati e incompatibilità tra cariche elettive e poltrone della pubblica amministrazione) prima che si passi a esaminare la parte del testo che riguarda i nuovi reati di corruzione tra privati e di traffico di influenze e la mini concussione per induzione proposta da Francesco Paolo Sisto (Pdl): quella configurabile solo in presenza di vantaggio patrimoniale, fatta su misura per molti amministratori locali ma anche per Silvio Berlusconi accusato a Milano di aver forzato i funzionari della Questura facendo credere loro che la minorenne Ruby fosse davvero la «nipote di Mubarak».
Il nervosismo della maggioranza si è visto anche al Senato dove è passato un emendamento del Pd (favorevoli Idv e Lega, contrario in ordine sparso il Pdl, no anche da Fli) che impone al governo di presentare entro il 30 luglio prossimo «un programma per la riorganizzazione di tutta la spesa pubblica corrente» e non solo di quella riguardante l’acquisto di beni e servizi messa sotto osservazione dal commissario Enrico Bondi. Il decreto poi è stato licenziato per l’Aula con una importante modifica, sottolineata anche dal presidente Renato Schifani: «Intendo ringraziare il ministro Passera e il viceministro Grilli per la sensibilità dimostrata alla mia richiesta di esaminare con attenzione la soluzione della problematica relativa alla certificazione dei crediti della pubblica amministrazione nelle Regioni sottoposte a piani di rientro sanitario». La Camera esaminerà il decreto tra il 25 e il 29 giugno.

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