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Tensioni sulla fuga di notizie Orlando e il Csm in campo

I magistrati di Roma non utilizzeranno le telefonate intercettate di Tiziano Renzi perché acquisite nell’ambito di un diverso procedimento, vale a dire quello aperto a Napoli. È questo l’orientamento emerso dopo le polemiche per la pubblicazione della telefonata fra Renzi padre e figlio («Babbo devi dire la verità ai pm»). Un dibattito, quello sugli «ascolti» che puntualmente si riaccende.

Della questione — la fuga di notizie nell’indagine — si occuperà oggi il Csm, già intervenuto sulla vicenda Consip con un provvedimento disciplinare nei confronti di Henry John Woodcock. Una misura adottata in seguito all’intervista rilasciata dal pm a Repubblica nella quale commentava alcuni fatti a margine dell’inchiesta.

Renato Balduzzi, componente laico del Csm (centro) ritiene che la questione della pubblicazione delle intercettazioni «sia già risolta dalla legge delega» e preferisce, prudentemente, «non commentare» nel merito della questione perché, anticipa, «in futuro potrebbe essere oggetto di qualche valutazione in sede di Csm».

In seguito alle intercettazioni pubblicate, il ministro Andrea Orlando ha avviato verifiche presso gli uffici giudiziari di Roma e Napoli, che ieri hanno smentito categoricamente «la distruzione del nastro».

Non è tutto. Altri accertamenti sono in corso sulla «manipolazione» delle trascrizioni da parte del capitano dei carabinieri del Noe che seguiva l’indagine, Gianpaolo Scafarto. Una vicenda sulla quale interviene anche il presidente della Camera penale di Roma, Cesare Placanica: «Il caso Scafarto — dice — non è isolato. Verifiche andrebbero fatte sempre. Sarei soddisfatto se il nuovo andazzo delle procure fosse quello di controllare il lavoro della polizia giudiziaria».

Quanto al tema più generale delle intercettazioni, il senatore Felice Casson (Pd) è tra i pochi che parlano di coniugare «le sentenze di Strasburgo a tutela del diritto di cronaca alle norme già esistenti sulla riservatezza delle indagini».

Altri, come l’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma (FI), trovano che la quadratura del cerchio fra indagini e diritto di cronaca sia anche possibile ma a precise condizioni: «Disciplinare le intercettazioni così come avviene nel nuovo disegno delega è un’operazione di civiltà. Non aiuta un certo doppiopesismo da parte del centrosinistra che oggi grida alla strumentalizzazione politica delle intercettazioni ma ieri (leggi: all’epoca delle vicende giudiziarie del premier Silvio Berlusconi, ndr ) taceva».

Dice invece Riccardo De Vito, presidente di Magistratura democratica: «Se ci sono responsabilità penali in ordine alla pubblicazione di queste intercettazioni penalmente non rilevanti è giusto che siano perseguite. La giustizia si presta ad essere un lavoro pubblico e non amministrato da una casta separata dalla società. È bene che la magistratura mantenga la serenità per fare il suo lavoro nella maniera più corretta e che non si presti ad interpretazioni trasversali che danneggino le indagini».

Di parere diverso Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi: «Ben vengano le inchieste sulle fughe di notizie ma è bene che si concentrino sugli apparati dello Stato addetti alla registrazione, alla raccolta e alla custodia del materiale di indagine. Questo non significa invocare impunità e neanche giustificare eventuali abusi, ma regolare la materia tutelando esigenze investigative, diritto alla privacy e diritto di cronaca».

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