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Tensioni sul nuovo decreto. Imprese e partiti all’attacco

Non mancano le tensioni nella stessa maggioranza di governo, all’indomani dell’ultimo Dpcm sulla Fase 2 del premier Conte. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, boccia in toto le nuove misure: «Non si può continuare a mantenere un Paese agli arresti domiciliari. C’e un problema per le messe in chiesa, ma c’è un problema anche per i piccoli negozi». Anche il Pd non nasconde le critiche. Stefano Ceccanti, deputato e costituzionalista, presenterà un emendamento giovedì alla Camera per modificare il Dpcm eliminando le restrizioni alla libertà di culto. «Io non critico il governo — aggiunge il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci – ma nel nuovo Dpcm ci sono tre punti da rivedere: le messe; la chiusura prolungata per bar, ristoranti, barbieri e parrucchieri; infine, la questione dei congiunti». Sulla possibilità di incontrare i «congiunti» prevista dal nuovo Dpcm il web è insorto subito. Tra i Twitter Trends da segnalare gli oltre 12 mila tweet in poche ore per l’hashtag #Contedimettiti e gli oltre 9 mila commenti sul Forum di Spinoza.it. («E i fidanzati? E le coppie di fatto?»). Ma più in generale sono tante le categorie che il giorno dopo si dichiarano deluse, anche se già il 22 aprile Palazzo Chigi aveva ricevuto dal comitato tecnico scientifico un esplicito altolà sulla Fase 2: «Analizzando i dati sull’andamento del contagio appare evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto», così c’è scritto nella relazione degli esperti guidati dal professor Silvio Brusaferro, insieme all’invito a «un approccio di massima cautela».

Lo stesso, però, in tanti ora si lamentano: «Siamo stati dimenticati, 200 mila imprese e 400 mila addetti», protesta Maurizio Innocenti, presidente dell’Anva, l’associazione dei venditori ambulanti. E ancora: «Com’è possibile immaginare una mobilità della ripartenza con un maggiore ricorso alle due ruote, se i negozi di biciclette sono ancora chiusi», denuncia l’Ancma (associazione ciclo motociclo accessori) a nome di una rete di oltre 2500 negozi. Si dicono esclusi, inoltre, i restauratori; le autoscuole; i circoli di tennis; la Federmobili («Il 4 maggio le industrie riapriranno per produrre e consegnare: ma a chi? se il commercio al dettaglio resta chiuso», si domanda il presidente Mauro Mamoli). Michele Boccardi, il presidente di Assoeventi, l’associazione di Confindustria dei settori Events, Luxury e Wedding chiede un tavolo urgente («Le prenotazioni del 2020 sono state tutte annullate o rinviate»). Per esempio, i matrimoni. Ma è soprattutto la chiusura fino al 1° giugno di bar e ristoranti a creare allarme: «Sono in pericolo 320 mila locali che oggi danno lavoro a oltre un milione e 200 mila persone», avverte Luigi Scordamaglia consigliere delegato di Filiera Italia. E Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, mette in guardia sul futuro a rischio per acconciatori e centri estetici. Federico Lauri, l’influencer dei coiffeur, lancia l’allarme abusivismo e lavoro nero: «Chi mi dice che ora qualcuno con la scusa di andare da un parente non porti con sé forbici e spazzole per fare tagli clandestini a domicilio?»

 

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