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Tensioni in Confindustria

ROMA — Nessun accordo, nessuna tregua. Oggi nella giunta di Confindustria si torna alla conta a meno che nella nottata non prevalga la saggezza e la voglia di coesione. Il presidente uscente Emma Marcegaglia, preoccupata delle tensioni che fino a ieri hanno diviso Giorgio Squinzi, presidente designato, e il rivale Alberto Bombassei, ha fatto un appello all’unità sperando che i «problemi di vice presidenza si risolvano e tutti abbiano a cuore il bene e l’unitarietà dell’associazione». Senza un miracolo però le spaccature restano. E oggi, nella giunta straordinaria che con scrutinio segreto deve votare la squadra e il programma di Squinzi, si vedrà se la fotografia sarà la stessa del 22 marzo, quando il presidente designato raccolse 93 voti e Bombassei 82, o se invece i dissidenti si asterranno oppure se l’area dell’opposizione si ridurrà, visto che il Veneto (circa 20 voti) ha ottenuto quello che chiedeva.
O ancora se i «bombasseiani» sotterreranno l’ascia e se ne faranno una ragione. Uno scenario difficile visto che hanno annunciato per oggi in giunta una posizione unitaria per «strutturare» il dissenso. Eppure Squinzi, anche se di misura, ha vinto e la logica della democrazia prevede che governi. Ma l’area del dissenso – coagulata intorno alla corrente «Impresa al Centro» – è convinta di rappresentare la vera zona produttiva del Paese, quella del Nord che fa l’80% del Pil e quindi è disposta a qualche forzatura pur di superare i meccanismi statutari. Gianfelice Rocca, attuale vicepresidente e imprenditore apprezzato per la sua saggezza, ieri durante il comitato di presidenza in un estremo tentativo di pacificazione è arrivato a proporre la creazione di un advisory board presieduto da Bombassei da affiancare a Squinzi. E Gianfranco Carbonato (Torino), che Squinzi ha accettato come vicepresidente anche come apertura per un ritorno della Fiat, ieri si è sfilato in segno di protesta.
L’accelerazione del «no» si è avuta per la mancanza – dicono i bombasseiani – dell’invio del programma promesso da Squinzi nell’incontro di sabato a Milano e per lo scontro sulla vicepresidenza per le Relazioni industriali. Bombassei, secondo gli squinziani, vorrebbe Stefano Parisi che ieri ha smentito qualsiasi interesse alla carica. Nel caos confindustriale Giampiero Massolo, che dalla Farnesina secondo indiscrezioni avrebbe dovuto transitare in viale Astronomia come direttore generale, ieri ha negato ogni interesse. A Squinzi non rimane che andare per la sua strada e confermare Stefano Dolcetta (Federmeccanica) sulla poltrona che scotta. E sperare che abbiano ragione i suoi che ieri buttavano acqua sul fuoco: «Tanto rumore per nulla».

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