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Tensione sullo spread BTp-Bund


Quella che per i mercati mondiali è una tranquilla seduta di fine anno, con scambi limitati e variazioni poco significative, per l'Italia si trasforma nell'ennesima di giornata di tensione: restano elevati i rendimenti dei BTp e il loro scarto rispetto ai Bund e scivola Piazza Affari, con le banche a frenare l'intero listino. Il motivo è semplice: gli operatori hanno ormai tirato i remi in barca, sistemano i portafogli per fine anno e non si arrischiano certo a prendere posizioni. Quel che è fatto è fatto, per mettere in atto le nuove strategie occorrerà attendere ormai il 2012.
Per questo i listini azionari hanno ieri navigato a vista dopo la pausa natalizia: Parigi (+0,03%), Francoforte (+0,18%) e Madrid (-0,15%) hanno registrato variazioni frazionali e Londra è addirittura rimasta chiusa per festività. Anche New York si è adeguata all'apatia pressoché generale, ha ignorato i dati in ripresa sulla fiducia dei consumatori (Conference Board) e sull'attività manifatturiera (Federal Reserve di Richmond) per veleggiare placida e chiudere a +0,01% (S&P 500) e +0,25% (Nasdaq).
Per l'Italia il discorso è stato diverso e anche qui la ragione è abbastanza comprensibile, perché dalle nostre parti questi non sono certo giorni semi-festivi: è tornato a lavorare il governo Monti in cerca della quadratura del cerchio con la «fase 2» della manovra ed è pienamente in attività il Tesoro, che anzi in quest'ultima settimana dell'anno cala il carico da 20 miliardi, euro più euro meno, con la due giorni di aste in programma oggi e domani nel corso delle quali saranno collocati BoT (scadenza 6 mesi), CTz (2 anni), BTp (3, 5 e 10 anni) e CcT (7 anni).
Un calendario fitto, insomma, la classica chiusura col botto che per giunta prelude a un 2012 di fuoco in cui l'Italia dovrà emettere titoli per 356 miliardi. Ma anche un'operazione che crea inevitabilmente tensione sul mercato, per i ben noti problemi del nostro debito e anche per motivazioni di carattere tecnico. Chi vuole acquistare le obbligazioni di nuova emissione (che di solito garantiscono rendimenti a premio di qualche decimo rispetto a quelli del mercato secondario) crea infatti spazio nel portafoglio cedendo i titoli esistenti di pari scadenza.
Così ieri il rendimento dei BTp decennali ha continuato a danzare attorno alla soglia «pericolosa» del 7%, terminando al 7,03% dopo un massimo di giornata a quota 7,12%, anche perché ancora una volta non sono stati segnalati acquisti da parte della Bce. Il differenziale nei confronti del Bund ha pertanto toccato in apertura la punta di 520 punti base (ovvero il 5,20%) per poi assestarsi attorno a quota 506, un decimo circa in più rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Stessa sorte per le scadenze più ravvicinate, anche se vale la pena di notare che né ieri, né nei giorni scorsi si sono certo viste le tensioni degli ultimi mesi quando a più riprese in prossimità delle aste più attese gli operatori avevano con le loro vendite fatto salire a dismisura i tassi dei titoli a breve provocando un anomalo «appiattimento» della curva dei rendimenti.
Dai BTp a Piazza Affari il passo è stato breve: lo 0,99% in meno registrato dall'indice Ftse Mib si spiega soprattutto con la debolezza di quelle stesse banche il cui destino è inevitabilmente legato a doppio ai titoli di Stato dei quali hanno i portafogli pieni (e dei quali si dovrebbero ancora riempire, secondo le previsioni di quanti pensano che gran parte dei 116 miliardi di euro richiesti alla Banca centrale europea mercoledì scorso nella maxi-asta a 3 anni debbano essere reimpiegati nel riacquisto di BTp e simili).
Le vendite sul settore finanziario ieri non hanno risparmiato nessuno, da chi è alle prese con le operazioni di rafforzamento del patrimonio richieste dall'Eba (UniCredit, al primo giorno post raggruppamento azionario, ha ceduto il 4,78%, Mps il 2,29%, Ubi il 2,26% e Banco Popolare il 2,76%) a chi invece non deve soddisfare richieste impellenti (Intesa Sanpaolo ha perso il 2,37%, Mediobanca il 4,84%). Su questo aspetto, ieri, gli operatori non erano in vena di sottigliezze.

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