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Tensione sulle tv, intesa sulla crescita

ROMA – Le premesse non sono le migliori. Il Fondo monetario ha confermato poche ore prima le sue fosche previsioni. Nel giorno in cui Mario Monti presenzia al Senato il sì definitivo del Parlamento all’introduzione del principio costituzionale del pareggio di bilancio, da Washington fanno sapere che l’Italia, causa mancata crescita, non centrerà l’obiettivo prima del 2017. Come se non bastasse, a caricare ulteriormente l’atmosfera è arrivato anche lo scontro sul beauty contest per le frequenze tv andato in scena alla Camera in mattinata. Il vertice tra il premier e i tre segretari della maggioranza si apre con questi “convenevoli”. Nel menù Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini speravano di trovare indicate le ricette per la crescita. Monti però ha fatto capire fin dall’inizio che la politica degli annunci non è nelle sue corde, tant’è che ancora in mattinata redarguiva quanti si lanciano in questi giorni in richieste di allentamento della stretta finanziaria: «Le tensioni delle ultime settimane mostrano che non dobbiamo e non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo lavorare per porre le finanze pubbliche su una base più sana e proseguire con le riforme».
Non che Monti non sia consapevole che la mancata crescita è «il tallone d’Achille dell’Europa». Ma per il premier questa si ottiene puntando soprattutto su riforme strutturali che incentivano «flessibilità» e «competitività». Lo ha ripetuto anche ieri sera durante la cena con i tre leader nella quale ha illustrato anche i numeri principali del Def, che verrà approvato oggi dal Consiglio dei ministri e nei quali si conferma (sia pure in misura più contenuta dell’Fmi) un’ulteriore contrazione del Pil rispetto a quella stimata inizialmente: dallo 0,4 all’1,2. Monti stavolta non si è presentato da solo all’appuntamento. Il premier ha voluto che partecipassero, oltre al sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà, anche i ministri più direttamente coinvolti nelle scelte economiche dell’esecutivo: dalla titolare del Welfare Elsa Fornero a quello dello Sviluppo Corrado Passera, senza dimenticare Piero Giarda, vero e proprio braccio destro del premier nella gestione di tutte le partite più scottanti, assieme a Vittorio Grilli e Enzo Moavero. La riunione si è protratta fino a tarda notte. All’inizio, era presente anche il Guardasigilli Severino, che ieri ha lungamente lavorato all’intesa di maggioranza sull’anticorruzione, e il ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi.
La questione lavoro è stata affrontata subito dopo. Non si è scesi troppo nei dettagli ma sia Fornero che il premier hanno mostrato disponibilità ad accogliere «miglioramenti» e non «stravolgimenti» sia sul fronte della cosiddetta flessibilità in entrata, che sulla «correzione» di quella parte dell’articolo 18 sui licenziamenti disciplinari che lasciava troppi margini di incertezza. A dover verificare ora la percorribilità dell’intesa raggiunta a Palazzo Chigi saranno al Senato i responsabili dei singoli partiti.
Ma il protagonista della serata (nel bene e nel male) è stato soprattutto Passera. Al ministro dello Sviluppo Alfano ha chiesto anzitutto chiarimenti sull’emendamento del governo sul beauty contest, presentato in un testo diverso da quello concordato con il Pdl. La situazione potrebbe essere corretta già oggi da un maxi emendamento dell’esecutivo. Si vedrà.
Sulla crescita invece Passera ha illustrato ai leader di maggioranza le principali linee d’azione dell’esecutivo: dalla riforma degli incentivi al piano per consentire alle imprese di recuperare parte dei crediti verso la Pa. Nutrita anche la parte sul fronte infrastrutturale, garantita da un ulteriore sblocco dei fondi pubblici. Di «miracoli» però non se ne fanno, ha ribadito il ministro. Ed è quello che in sostanza ha ripetuto Monti
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