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Tensione sulle banche, interviene il premier

di Mario Sensini

ROMA — La norma che prevede la gratuità dei conti correnti di base per i pensionati che ricevono non più di 1.500 euro al mese, e che insieme all'abolizione delle commissioni sui prestiti ha fatto infuriare le banche, «non è in discussione». Dopo una giornata di fibrillazioni, è stato il presidente del Consiglio, Mario Monti, a chiarire alla Camera che i conti gratuiti, varati dopo la limitazione dell'uso del contante a mille euro, non saranno cancellati.
L'allarme era scattato in mattinata con la diffusione del resoconto sommario dell'intervento del sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, mercoledì sera alla commissione Bilancio della Camera, in cui si ipotizzava la revisione della norma. «Ho solo detto che aveva problemi applicativi, anche perché non esclude chi, oltre ai 1.500 euro della pensione, ha anche altri redditi, magari milionari. Tutto qui. Ho detto — spiega Polillo — che si può cambiare la norma sulle commissioni bancarie, non quella sul conto corrente».
Fatto sta che, non appena le agenzie di stampa hanno dato conto dell'intervento di Polillo, in Parlamento si è scatenato il putiferio. Costringendo Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo, ad una secca puntualizzazione: «Sui conti gratuiti il governo ha dato parere positivo. Vale ciò che il Parlamento ha deciso e di un lancio d'agenzia non ci importa nulla». Concetto ribadito poche ore dopo dallo stesso Monti per sedare la tensione politica. «È una norma di equità sociale e non può essere toccata», tuonava il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. «La gratuità dei conti per i pensionati, proposta dal Pdl, è fuori discussione», asseriva il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, mentre arrivavano dichiarazioni di fuoco anche dal fronte sindacale e da quello dei consumatori.
Chiarito che i conti gratuiti resteranno Monti ha invece aperto alla possibile modifica dell'altro articolo controverso del decreto, quello che abolisce le commissioni bancarie sui prestiti, e che fa ben più male alle banche. «Abbiamo argomentato in Senato contro l'emendamento poi approvato a larga maggioranza: se ora il Parlamento vorrà cambiare la norma agevoleremo il ritorno alla disciplina previgente», ha assicurato Monti. Su quell'emendamento la maggioranza sembra pronta a fare marcia indietro, anche se l'umore verso le banche non è buono. «Un'intesa ci sarà, ma prima si faccia ampia chiarezza» ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, facondo riferimento «alla contrazione delle linee di credito operata in questi mesi dalle banche». Sistemare la faccenda non è facile: il decreto è stato approvato dal Senato, scade il 24 marzo e dovrà passare dalla Camera senza modifiche. Gli aggiustamenti, dunque, dovranno trovar spazio in un altro provvedimento, ma scattare prima che il decreto liberalizzazioni diventi legge.
 

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