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Tensione sui tassi, spread a 304 punti

I report di molte case d’affari? Solo un mese fa, recitavano: «Forte la fiducia sui mercati». Ieri diversi operatori rilevavano: «È preoccupazione sulle Borse».
Una volatilità di pensiero tipica della finanza slegata dai fondamentali. Un mondo dove solo la liquidità (droga) impediva ai listini (drogati) di andare in crisi (d’astinenza). Ora, però, la Fed sembra decisa a chiudere i rubinetti dei dollari fruscianti. E, negli investitori, si è riattivata la percezione del rischio. L’effetto? I capitali si ri-distribuiscono, ritirandosi da molti asset. In particolare, dai più problematici.
Il differenziale sale
Così è, ad esempio, rispetto ai titoli di Stato di Eurolandia, soprattutto quelli periferici. In un simile scenario non stupisce che lo Spread BTp-Bund, complici i timori di un possibile credit crunch in Cina (Shangai ha ceduto il 5,3%), abbia chiuso ieri le contrattazioni a 304 punti base. Cioè, in rialzo del 5% rispetto a venerdì scorso. Una crescita, a ben vedere, minore di quella del saggio del decennale (+5,4%) che ha visto il suo rendimento aumentare al 4,86%. Il motivo? Semplice: anche lo yield del Bund, analogamente a quelli di molti altri governativi, è andato su su fino all’1,82%. Per alcuni esperti è il sano «riequilibrarsi» tra i saggi dei vari bond. Altri, invece, sottolineano che, d’ora in poi, più che allo spread bisogna guardare ai singoli tassi. E che, in Italia, quello del BTp sta andando troppo su. Soprattutto adesso, che arrivano le tanto attese aste del Tesoro. Oggi, va ricordato, tocca ai CTz (fino a 3,5 miliardi l’offerta) e ai BTp€i (fino a 1 miliardo). Domani, invece, è il turno degli 8 miliardi di BoT. Infine, giovedì, il momento «clou»: il collocamento, fino a 5 miliardi, tra BTp a 5 e 10 anni. Inutile dire che l’attesa degli investitori è alta.
I titoli azionari
Al di là del futuro immediato, però, gli analisti guardano ancora a ciò che è accaduto nell’ultima seduta. Sul fronte delle Borse, in una giornata dominata dalla volatilità, l’indice paneuropeo Euro stoxx ha ceduto l’1,48% (da inizio anno il calo è del 5,39%). Maglia nera per Zurigo (-2,3%), seguita a poche incollature da Madrid (-1,9%), Parigi (-1,7%), Londra (-1,42%) e Francoforte (-1,24%). Un po’ meglio si è comportata Milano, dove il Ftse Mib ha ceduto lo 0,93%. Qui, a ben vedere, ha giocato un ruolo rilevante lo stacco delle cedole di alcuni big del paniere. L’evento, a livello percentuale, ha significato il ribasso dello 0,72%. Al netto dei dividendi, quindi, il Ftse Mib avrebbe ceduto solamente lo 0,21%. Se queste le dinamiche degli indici, quali però quelle dei diversi settori? A Piazza Affari, complice il calo di Mediaset (-5,3%) in seguito alla condanna in primo grado di Silvio Berlusconi nel processo «Ruby», il settore dei media è stato il peggiore (-4,89%). In ribasso, poi, le utility e l’immobiliare. In controtendenza invece, un po’ a sorpresa visto il balzo dello spread, le banche. Il comparto italiano degli istituti di credito è cresciuto dell’1,12%. Tutt’altra storia, invece, in Europa: qui lo Stoxx bank 600 ha lasciato sul parterre l’1,5%.
Dal Vecchio Continente agli Stati Uniti. Wall Street, nonostante il rialzo dell’indice manifatturiero della Fed di Dallas, dopo l’apertura ha proseguito la sua strada al ribasso. Cioè gli investitori, analogamente a quanto accaduto in mattinata con la fiducia delle imprese tedesche (salita a 105,9 punti), hanno «snobbato» l’indicatore. Una dinamica che non stupisce. La futura exit strategy della Fed, con il conseguente balzo dei rendimenti dei treasury decennali (2,63%), ha la priorità su tutto. La minore liquidità, «condita» dai timori per il sistema creditizio cinese, ha indotto alle vendite.
Vendite che, invece, non hanno coinvolto il dollaro. Il biglietto verde si è rafforzato sull’euro che ha chiuso debole a quota 1,3096. La divisa statunitense, evidentemente, continua a rafforzarsi proprio per la prospettiva di un ridimensionamento del piano di acquisto di titoli da parte della Federal Reserve. Lo yen, dal canto suo, ha ripreso a guadagnare terreno sulla scia delle dichiarazioni del numero due della Bank Of Japan. Kikuo Iawata, ha affermato che la banca centrale nipponica ha come obiettivo «la lotta alla deflazione ma non intende intervenire per far fronte alle turbolenze temporanee di mercato».

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