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Tensione sui Bund, Londra meglio di Berlino

di Mara Monti

Il debito sovrano dell'area euro è tornato a soffrire dopo la fumata nera sugli eurobond e sulla definizione di un intervento più attivo della Bce, con lo spread tra il BTp e il Bund salito a 491 punti base in attesa dell'asta di questa mattina di BoT a sei mesi per 8 miliardi di euro e di CTz per 2 miliardi. Il mercato doveva ancora riprendersi dai risultati deludenti dell'asta tedesca di due giorni fa, quanto è arrivato il no del cancelliere tedesco Angela Merkel a nuovi interventi, al termine del summit di Strasburgo con il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier italiano Mario Monti.

Immediato l'impatto sulle Borse europee, che di fronte al diniego tedesco e senza la guida di Wall Street, chiusa per il giorno del Ringraziamento, hanno invertito la tendenza, terminando in leggero calo: Londra ha ceduto lo 0,24%, Parigi -0,01% e Francoforte ha perso lo 0,54 per cento. Milano ha terminato le contrattazioni a +0,03% a 13.920,58 punti mentre Madrid ha perso lo 0,11 per cento. Lieve perdita anche per Atene (-0,29%). La tensione sui titoli di Stato della zona euro è rimasta altissima, con un attacco violento sui bond greci, portoghesi e irlandesi che hanno allargato rispetto al decennale tedesco rispettivamente di 78, 85 e 74 punti base. La seduta era iniziata sotto i migliori auspici: lo spread tra BTp e Bund a 469 punti base veniva premiato dall'indebolimento dei titoli tedeschi il cui rendimento al 2,24% superava quello dei Gilt al 2,20% come non succedeva dal 2009. La pressione sui titoli tedeschi arrivava anche dal Giappone dove i dati diffusi dal ministero delle finanze segnalavano forti acquisti di Gilt e vendite di Bund. Una tendenza emersa già nei giorni scorsi e già prima dell'asta fallimentare da 3,6 miliardi di euro della Germania. Il dato ufficiale nipponico è un ulteriore segnale di come il Bund stia perdendo velocemente lo status di porto sicuro, cedendo il passo oltre che ai Gilt, agli Us Treasurys e ai bond svedesi.

«Gli effetti dell'asta tedesca hanno posto l'attenzione sulle difficoltà di rifinanziamento che l'area euro rischia di andare incontro nei prossimi mesi», dice Alessandro Ravogli, capo del fixed income di Banca Imi. L'asta italiana di oggi sarà un test importante con la domanda del retail attesa in crescita e il rendimento stimato per l'asta BoT a 6 mesi intorno al 5,75 per cento. Stabile sopra al 7,4% il rendimento del CTz a due anni, anch'esso in asta domani, che da inizio settimana è salito di 100 punti base: «Il segmento dei CTz non è mai stato oggetto di acquisti da parte della Bce – continua Ravogli – anche per questo le sue quotazioni risultano ancora più generose dei BTp di pari scadenza». Le prossime settimane arrivano in scadenza massicci ammontari di titoli pubblici in Germania, Francia e Italia in un momento in cui il mercato deve fare fronte anche ai flussi di vendite provenienti da banche e assicurazioni estere. La Bce finora ha acquisito sul secondario 200 miliardi di euro di titoli ceduti da istituzioni internazionali, senza intervenire sul primario in quanto le è interdetto.

Il mercato, tuttavia, chiede che la Banca centrale acquisti per quantitativi illimitati i titoli di Stato dell'area euro a un tasso di interesse prefissato e per un periodo di almeno due o tre anni. Di certo a Francoforte stanno affilando le armi per studiare eventuali interventi per evitare il credit crunch. Ieri il Wall Street Journal riportava l'indiscrezione secondo cui la Bce starebbe valutando la possibilità di offrire prestiti a scadenze molto più lunghe rispetto a quelle attuali di 13 mesi alle banche commerciali che stanno incontrando difficoltà nel reperire fondi sul libero mercato, fondi che potrebbero essere offerti a due o tre anni. Un altro canale potrebbe essere l'intervento di istituzioni cinesi a cominciare dal fondo sovrano China Investment Corp. Ieri il vice presidente Jesse Wang, interpellato a Pechino, ha detto che in Europa ci sono ottime opportunità per fare buoni acquisti e non ha negato l'eventualità di acquistare bond europei: «Stiamo studiando come e attraverso quali strumenti». Intanto arrivano notizie poco rassicuranti anche per l'Ungheria, ieri in tarda serata, Moody's ha abbassato di due livelli il rating dei bond governativi che passa da Baa3 a Ba1.

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