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Tensione sui Btp, sale il conto dei tassi

Dopo i Bot, rendimenti in rialzo anche per i Btp. Le aste dei titoli a medio e lungo termine hanno confermato ieri le tensioni sui tassi di interesse. Il Tesoro è riuscito a collocare l’importo massimo dei Buoni messi all’asta riscuotendo una buona domanda, ma ha dovuto pagare di più per farlo.
In particolare per i Btp triennali il rendimento di aggiudicazione è stato del 2,72% dal 2,33% di luglio, il più alto dallo scorso ottobre. Sui Btp a 15 anni il tasso è salito al 4,88% dal 4,67% dell’asta di giugno.
A pesare sull’appetibilità dei titoli italiani, in una situazione di generale tensione dei mercati, è stata una volta di più l’incertezza politica, l’instabilità del governo guidato da Enrico Letta, legata al prolungamento dei tempi della decisione parlamentare sulla decadenza del leader del Pdl Silvio Berlusconi. Incertezza che si può misurare nel sorpasso e nei punti del successivo distacco del differenziale dei rendimenti dei Bonos spagnoli rispetto ai Bund tedeschi. Ieri dopo le aste lo spread dei decennali italiani, arrivati al 4,52, è tornato ad ampliarsi per chiudere a quota 253, dopo aver toccato i 262 punti base. Certo l’allargamento del differenziale è dovuto soprattutto al ribasso dei tassi dei titoli tedeschi ma i Bonos spagnoli, con un rendimento al 4,46%, sono riusciti a evitare il peggioramento chiudendo a quota 246, sette punti in meno dei Btp. Sul debito italiano hanno poi pesato i dati congiunturali più negativi del previsto, della produzione industriale.
Il Tesoro ha comunque valutato positivamente l’esito delle aste perché la domanda è stata buona e perché i tassi di aggiudicazione non si sono distaccati da quelli di mercato. Ma il rialzo, se può far piacere a chi compra e investe in Bot e Bpt, non è una buona notizia per le casse dello Stato, che devono far fronte a un fabbisogno crescente e hanno il vincolo di non superare il rapporto del 3 per cento fra deficit e Prodotto interno lordo a fine anno. Un obiettivo questo, diventato di rigore per il presidente del Consiglio Enrico Letta e per il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni dopo l’uscita dalla procedura di infrazione europea, ma che, secondo il timori espressi proprio ieri dalla Bce e le sollecitazioni della Commissione di Bruxelles, potrebbe risultare difficile rispettare.
La restituzione alle imprese e ai fornitori dei debiti della Pubblica amministrazione, una misura che per Saccomanni dovrebbe dare la spinta decisiva alla ripresa, pesa sul debito e sulla necessità del Tesoro di finanziarsi sul mercato: proprio nei giorni scorsi, il via libera alla legge di assestamento sul bilancio, ha reso operativo l’aumento fino a 18 miliardi dell’importo di emissioni nette da collocare sul mercato. L’ammontare complessivo che era stato nella prima parte dell’anno alzato di 30 miliardi, sempre per garantire i rimborsi pubblici, passando dai circa 420 a 450 miliardi, è arrivato attorno ai 468 miliardi.
Potrebbe alla fine essere meno o anche di più: molto dipenderà dalla copertura delle leggi che saranno varate per sostenere la crescita e dall’esigenza di mettere in cascina liquidità utile per affrontare l’avvio, impegnativo, del 2014 con più tranquillità. Ma torniamo alle aste di ieri in cui in Tesoro ha offerto il nuovo Btp benchmark a tre anni, scadenza novembre 2016, il Btp 15 anni, scadenza novembre 2028 e due CCTeu, con scadenza aprile e novembre 2018 assegnati congiuntamente per 2 miliardi richiesti soprattutto dagli investitori italiani. In particolare sul titolo triennale sono arrivate richieste per 6,1 miliardi, bilanciate tra estero e interno, e il Tesoro ha collocato il massimo offerto di 4 miliardi ad un tasso però del 2,72%, in aumento di 39 punti rispetto all’asta precedente di metà luglio. Tale incremento, spiegano gli esperti della Banca d’Italia, si può scomporre in 28 punti di effetto di allungamento della scadenza e circa 5-10 punti di aumento dei rendimenti di mercato che non avrebbe quindi penalizzato questo Btp. Sul titolo quindicennale le richieste sono state pari a 2 miliardi consentendo al Tesoro di collocare il massimo offerto di 1,5 miliardi a un tasso di 4,88%, in aumento di 21 punti base dall’asta precedente di metà giugno.

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