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Tensione sui BTp, lo spread torna a 164

D’improvviso sui mercati si torna a parlare di spread, dopo molto tempo e non certo in termini positivi. Finora, in queste ultime settimane di significativa tensione sui listini finanziari, il segmento del reddito fisso (inteso come titoli di Stato) era rimasto relativamente ai margini delle turbolenze. Ieri però quella bufera che ha investito in pieno l’azionario, scatenata dalle vicende greche e anche dai dati Usa che hanno impaurito non poco gli operatori, non ha risparmiato neppure l’altra «periferia», quella di Portogallo, Spagna e soprattutto Italia.
La dimostrazione è appunto il ritorno in un sol giorno del differenziale fra i BTp e i Bund decennali da 146 a 164 punti base, cioè ai livelli di metà agosto. A contribuire alla risalita delle lancette del barometro della tensione sono state però due componenti: le vendite sui titoli di Stato italiani e i contemporanei acquisti su quelli tedeschi, che da parte loro hanno raggiunto allo 0,76% il minimo storico in termini di rendimenti. Circostanza che da una parte contribuisce a rendere più relativo il passo indietro dei BTp (il tasso del decennale è dopotutto ancora al 2,40%, sui livelli di un mese fa e prossimo ai minimi), dall’altra preoccupa non poco perché dopo diverso tempo si verifica un movimento divergente fra i bond di Roma e Berlino.
Perché proprio ieri sia capitato di assistere al travaso delle pressioni dall’azionario all’obbligazionario europeo non è facile a dirsi. Di sicuro l’elemento Grecia (il cui decennale è tornato al 7,82%, cioè sui valori dello scorso dicembre) ha rappresentato un pretesto importante per vendere titoli su prezzi massimi. Così come la delusione legata ai dati sulle vendite al dettaglio Usa (che ha fatto sprofondare il tasso del Treasury a 10 anni di nuovo sotto il 2% e ha appesantito il dollaro riportando per pochi minuti l’euro a sfiorare quota 1,29) si è rivelato un altro fattore piuttosto destabilizzante. Il tutto mentre sullo sfondo resta più che mai vivo «il tema degli stress test ai quali andranno incontro fra 10 giorni le banche europee, che aggiunge ulteriore incertezza», come sottolinea Piero Grilli, responsabile desk governativi di Banca Akros.
In questo insieme di concause c’è poi da analizzare la performance in negativo dell’Italia che, se possibile, è riuscita ieri a fare ben peggio della Spagna (bonos al 2,10%, con spread a 134). Qui la motivazione delle vendite non può certo prescindere dalla particolare fase attraversata dal nostro Paese a livello politico ed economico, ma vi sono anche altri fattori tecnici capaci di aggravare il bilancio per i BTp. «Il mercato dei titoli di Stato italiani è fra i più liquidi e viene utilizzato dagli investitori anche per coprirsi su attività correlate che non sono altrettanto facilmente reperibili sul mercato», spiega Marco Piersimoni, investment advisory di Pictet: tradotto in parole povere, i grandi fondi internazionali che vogliono liberarsi della «periferia» dell’Europa e non possono vendere in grande quantità titoli greci, portoghesi e pure spagnoli finiscono in giornate come queste per scaricare la pressione sull’Italia.
Non è infatti probabilmente un caso se l’apice delle tensioni sia stato in effetti raggiunto nel primo pomeriggio, all’apertura dei mercati Usa. E che il grosso delle vendite (in particolare sul BTp future) abbia seguito, come testimoniano diversi trader, un ordine particolarmente corposo partito da una banca statunitense al quale si è poi accodato il resto degli operatori professionali e anche molti risparmiatori privati. «Ieri la pressione si è vista anche sui BTp Italia, che per le loro caratteristiche peculiari sono il barometro delle tensioni sul risparmio italiano», conferma Grilli. Qualcuno ha probabilmente fatto spazio alla nuova emissione della prossima settimana, altri si sono semplicemente fatti «spaventare» dalla prima vera giornata storta dei titoli italiani da molti mesi.
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