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Tensione sugli spread, cadono le Borse Ue

L’illusione del «rimbalzo» dopo il tracollo di mercoledì è durata una manciata di minuti. In avvio di contrattazioni i listini europei sembravano indirizzati a riprendere quota ma i timidi sprazzi di luce sono stati oscurati nel giro di poche ore quando i mercati sono tornati a suonare lo spartito della vigilia: fuga dal rischio e volatilità ai massimi.
Spread oltre 200 punti
Il differenziale di rendimento tra Bund e BTp nella giornata di ieri è tornato a salire in maniera violenta come non accadeva ormai da diverso tempo a questa pare. A inizio seduta era a 164 punti. A metà mattinata aveva già guadagnato 20 punti. A metà seduta era già stata sfondatata quota 200 punti base (una barriera sotto cui era sceso a febbraio di quest’anno). Nel frattempo la Borsa di Milano, il cui legame con il mercato dei bond governativi è molto stretto vista la forte presenza di titoli bancari, scendeva sempre di più arrivando a perdere oltre il 4 per cento. I ribassi della mattinata sono stati poi riassorbiti nella seconda parte della seduta grazie anche ai dati macro americani sulla produzione industriale (+1% a settembre contro un +0,4% atteso) e sul mercato del lavoro (le richieste di sussidi alla disoccupazione pari a 264mila, ai minimi da aprile 2000).
Milano chiude a -1,21%
Il saldo finale per i listini europei, nonostante il recupero nell’ultima parte della seduta, è comunque ancora negativo: Milano ha chiuso in calo dell’1,21%, Madrid dell’1,45%, Parigi dello 0,54%, Londra dello 0,25% mentre Francoforte è riuscita addirittura a chiudere in rialzo dello 0,13 per cento. L’indice Stoxx 600 europeo ha chiuso gli scambi con una frenata dello 0,35 per cento. Si tratta dell’ottava seduta consecutiva con il segno meno. Per gli amanti della statistica è la peggior striscia negativa da 11 anni a questa parte. A Milano sono state ancora una volta le banche le più tartassate: l’indice Ftse Italia Banche ha perso il 2,36 per cento. In parte per l’impennata dello spread. In parte per l’incertezza sugli esiti dell’Asset Quality Review (l’esame dei bilanci della Bce) e gli stress test sugli istituti di credito i cui risultati saranno pubblicati nei prossimi giorni.
Soffrono i bond periferici
Giornata da cardiopalma anche per il reddito fisso: il differenziale di rendimento tra titoli italiani e tedeschi, dopo aver sfondato quota 200 in mattinata, è sceso gradualmente chiudendo a 176 punti base. Un livello che non si vedeva da maggio. Il ridimensionamento dello spread è dovuto in particolare all’andamento del Bund tedesco. Se nella prima parte della giornata sui mercati dei titoli di Stato si era assistito al classico “fly to quality”: vendite sui titoli più a rischio e acquisti sui titoli più solidi. Con il passare delle ore le vendite hanno interessato anche i titoli tedeschi.
Non sono peraltro mancati i campanelli d’allarme dai Paesi periferici. Mentre il tasso del titolo decennale greco è balzato oltre l’8%, in Spagna c’è stato un inatteso flop del collocamento del nuovo titolo decennale: Madrid ha piazzato 3,2 miliardi del nuovo decennale (cifra inferiore ai 3,5 miliardi messi in conto) con tassi in rialzo dal 2,075% della precedente asta al 2,196 per cento. Meglio è andata a Parigi, che pure ieri ha sperimentato una pesante ondata di vendite sui suoi titoli di Stato: il Tesoro francese ha collocato 7,497 miliardi di euro i titoli con rendimenti in calo dello 0,39% della precedente asta allo 0,34 per cento.
L’incognita “QE4”
I nervi dei mercati restano scoperti e la volatilità resta ai massimi anche per l’incertezza sulle mosse delle banche centrali. L’Eurotower appare ancora frenata dalle resistenze tedesche mentre la Fed ora sta valutando i rischi insiti nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Uno tra tutti quello della deflazione (calo dei prezzi). Un problema che – come fanno notare gli esperti di Anthilia Capital Markets – è amplificato dal calo dei prezzi delle materie prime energetiche (petrolio soprattutto) che sta pesantemente condizionando le aspettative di inflazione «ritardando quindi gli investimenti e i consumi da parte di imprese e famiglie».
In questo contesto non stupisce che James Bullard, governatore della Fed di St. Louis, ieri si sia detto favorevole a un’estensione oltre la sua scadenza naturale (ottobre) del piano di stimoli monetari (QE3). Oro colato per il mercato «drogato» da anni di liquidità facile. È stato grazie a queste parole che i listini europei sono riusciti a recuperare terreno nel finale di seduta.

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