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Tensione nelle Generali Del Vecchio lascia il board

di Riccardo Sabbatini

L'intervista di Cesare Geronzi al Financial Times deflagra con violenza nel board delle Generali. L'imprenditore Leonardo Del Vecchio, tra i principali azionisti della compagnia (con una quota dell'1,96%), ha comunicato ieri le sue dimissioni dal consiglio di amministrazione e dall'esecutivo del Leone triestino. La decisione, irrevocabile, avviene alla vigilia di un Cda che mercoledì si occuperà tra l'altro delle partecipazioni azionarie del gruppo, oggetto delle contestate affermazioni al giornale britannico da parte del presidente del gruppo assicurativo.

Il motivo dell'abbandono? «Mi rendo conto che il mio contributo – ha scritto in una lettera il fondatore di Luxottica – non può incidere sugli indirizzi strategici di questa compagnia». Una frase che si spiega con il disagio provocato dall'aver letto sulle colonne di Ft la sortita di Geronzi, tra l'altro, su possibili ulteriori investimenti del Leone nel settore bancario italiano. Eventualità negata nel recente investor day della compagnia, dove si ipotizzava piuttosto un'ulteriore limatura degli investimenti nel credito, e comunque mai discussa nel suo cda. Del Vecchio già nell'aprile scorso aveva espresso qualche dubbio sulla scelta di Geronzi a presidente delle Generali e, riferendosi alla sua passata esperienza di banchiere, aveva aveva lanciato un monito: «Non facciamo come la Banca di Roma per l'amor di Dio».

A pochi mesi di distanza l'imprenditore veneto fa ora da catalizzatore ai malumori nei confronti di Geronzi espressi nelle scorse settimane dal fondatore della Tod's Diego Della Valle (anch'egli presente nel board di Trieste) a proposito della partecipazione delle Generali in Rcs. Cui si sono aggiunti, negli ultimi giorni, i commenti critici di alcuni soci alla "intervista inglese". Anche le parole di apprezzamento a Del Vecchio espresse ieri da un consigliere del Leone noto per la sua cautela come Francesco Gaetano Caltagirone suonano come un'implicita presa di distanza. «Mi dispiace molto – ha detto l'imprenditore – ho avuto modo di apprezzare il cavalier Del Vecchio, che ha sempre avuto una visione industriale dei problemi nell'interesse dell'azienda».

Alla vigilia del cda – una riunione ordinaria convocata inizialmente per discutere sui risultati produttivi delle Generali nel 2010 – la riunione si carica dunque di nuovi significati. Non più soltanto l'argomento delle partecipazioni azionarie della compagnia – aggiunto all'ordine del giorno dilatando la richiesta iniziale di Della Valle – ma anche il ruolo "non esecutivo" che la corporate governance del Leone assegna al presidente del gruppo. Un compito che, ad esempio, non gli consente di fornire indicazioni al mercato sulle politiche di investimento. E certamente è singolare che, dopo mesi trascorsi ad un minuziosa revisione della corporate governance interna, con report di centinaia di pagine richiesti a primarie società di consulenza, emerga una problematica di tale portata nel governo societario del gruppo.

Ieri, con l'intenzione di attutire le polemiche, la presidenza delle Generali ha fatto trapelare il dispiacere per le dimissioni di Del Vecchio aggiungendo comunque che «mai, si ripete mai, vi è stata occasione di contrasto o anche solo di differenziazione nel Cda, dentro e fuori gli organi societari, e nei confronti del presidente della compagnia, a cominciare dalla materia degli indirizzi strategici». Mercoledì alla riunione cda – sarà preceduta oggi da quelle del comitato audit e dei consiglieri indipendenti – si vedrà quanto queste valutazioni siano o meno fondate.
 

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