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Tensione in Intesa, Cucchiani in bilico

«Non mi risultano tensioni al vertice di Intesa Sanpaolo », dice Giuseppe Guzzetti, patron di fondazione Cariplo e socio più importante della banca. Una bugia a fin di bene, per il grande vecchio ex Dc. Le tensioni ci sono eccome, e l’unica sedicente “banca di sistema” del Paese è in crisi di identità: la nuova chimica manageriale adottata 5 mesi fa non funziona. E il presidente Giovanni Bazoli, con gli azionisti delle Fondazioni dietro, si sarebbe convinto che la situazione è irreparabile, e si renderanno opportune iniziative per portare a una soft exit l’amministratore delegato Enrico Cucchiani. Da lui scelto 21 mesi fa al posto di Corrado Passera, e dall’assemblea appena confermato un triennio. La banca non ha commentato le voci, rafforzatesi nelle ultime settimane e rilanciate ieri dalFinancial Times. Non sono nemmeno da escludere eventuali accelerazioni in vista dei consigli di martedì. In caso, tutti indicano nel dg vicario Carlo Messina il candidato, mentre Passera non sembra cullare un revival.
Sarà anche la liquefazione del famoso “sistema”, che costringe il gruppo a fare i conti con un modello frustato dalla recessione e che lo vede creditore ma anche azionista su dossier problematici come Alitalia, Telecom, Risanamento, Rcs, Tassara. Ma in Ca’ de Sass ci mettono del loro, con manager sempre più divisi e diffidenti, che anziché confrontarsi in armonia nel nuovo consiglio di gestione (vi siedono con Cucchiani il dg vicario Carlo Messina, il capo del corporate Gaetano Miccichè, il capo dei rischi Bruno Picca) hanno acuito i passati conflitti trasferendoli sugli azionisti, e ciò che è peggio ai dossier operativi (come Telecom e Risanamento, su cui la banca non ha sempre marciato unita). «La banca è ferma da due anni – confessa un manager – prima c’era il modello Passera, ora non si sa bene quale sia il modello, né la linea di comando». Non c’è nemmeno un piano industriale: l’ultimo inprimavera 2011 lo presentò Passera, nell’altro mondo prespread. Giuseppe Castagna cercò per tre mesi di varare un piano strategico per la Banca dei territori che guidava, ma il tentativo fueluso per il suo brutale allontanamento (altro episodio che non ha giovato ai rapporti tra Cucchiani, Bazoli e alcuni azionisti). La situazione preoccupa Bankitalia: martedì sera, in un colloquio tra ilgovernatore Visco, Bazoli e il presidente del Cdg Gros-Pietro, se ne sarebbe parlato.
Dalle dichiarazioni pubbliche e semipubbliche, il dissidio tra Cucchiani e altri manager comeBazoli e Miccichè pare di tipo ideologico, e legato alla gelida freddezza con cui l’ex Allianz tratta le partecipazioni “di sistema” del gruppo. La recente boutade sulla Tassara, che deve 1,2 miliar-di al gruppo, ha riacceso le micce: «Io nel 2008 non c’ero – ha detto Cucchiani – non ero nemmeno in Italia. In ogni caso è importante guardare avanti e non giudicare il passato». Ai piani alti di Ca’ de Sass quel pronome personale non è stato gradito, perché si pretende che il capo di un’azienda da 96mila dipendenti usi solo il “noi”. Ma lo schematismo tra manager di mercato e di sistema si rivela semplicistico, se si ricorda il grado di “secolarizzazione” di Cucchiani, e il suo pieno inserimento nei power network internazionali e tricolori.
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