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Tengono le Borse Ue, faro sul vertice europeo A Milano effetto cedola

«Movimento laterale», dicono gli esperti. A ben vedere, un escamotage linguistico da tradursi in: «speculazione di breve periodo». È questo, a detta degli operatori, uno dei principali market mover nelle Borse di ieri. Certo, Piazza Affari (-0,28%) senza l’effetto dividendi (stimato in un ribasso dell’1,8% sul Ftse Mib) avrebbe chiuso in rialzo. Tuttavia, gli altri listini europei non hanno di certo messo a segno grandi balzi: Parigi è salita dello 0,64%, Francoforte dello 0,95% e Londra dello 0,7%. Gli stessi spread, poco tempo fa signori «assoluti» delle Borse, hanno vissuto una giornata in saliscendi ma non significativa.
Il debito in secondo piano
Il differenziale BTp-Bund ha chiuso a 436 punti base (erano 438 venerdì scorso), con il rendimento del decennale al 5,94%; lo spread di Madrid, dal canto suo, sì è fermato a quota 485, contro i 484 punti base dell’ultima seduta nella settimana scorsa. Insomma, movimenti contenuti che non hanno influenzato più di tanto gli indici. Quegli stessi mercati che, peraltro, hanno snobbato le diverse aste di titoli di Stato in programma ieri.
I rendimenti a zero
La Germania ha collocato 2,9 miliardi di bond a 12 mesi. L’offerta ha incontrato una domanda (2,1 il Bid to cover ratio) inferiore a quella del 23 aprile scorso (2,3). Tuttavia il rendimento del titolo, già praticamente «inesistente», è sceso ancora: dallo 0,0743 è passato al minimo storico dello 0,0264%. La stessa Olanda, con un collocamento di 2,29 miliardi, ha “piazzato” sul mercato titoli a 3 e 6 mesi caratterizzati da uno yield «ridicolo»: rispettivamente dello 0,014 e 0,025%. Seppure con rendimenti più alti, positivo anche il risultato in Belgio. L’Agenzia del Tesoro di Bruxelles ha venduto 2,55 miliardi di governativi con tre diverse durate: 5, 10 e 14 anni. In tutte le duration, a fronte di una buona richiesta, lo yield è risultato in calo: quello medio del decennale, ad esempio, è passato dal 3,737 al 3,453%.
Senza problemi, infine, anche i collocamenti Made in France. Parigi ha emesso 8,39 miliardi con scadenze fino a 1 anno. Rendimenti in calo sui 3 e 6 mesi. In calo la stessa duration a 1 anno: da 0,185 il saggio è sceso allo 0,168%. Una simile riduzione di stress sul debito di Eurolandia, qualche tempo fa, avrebbe dato gas alle Borse. Ieri invece, anche perchè gli operatori si preoccupano soprattutto dei Paesi periferici, i listini non se ne sono più di tanto interessati.
Dopo una mattina all’insegna della volatilità, il «la» alla rimonta è arrivato dall’apertura di Wall Street: pubblicato il buon dato sull’indice Fed di Chicago, l’S&P500 è partito al rialzo. Un andamento confermato sull’intera seduta: il paniere ha chiuso in crescita dell’1,6%; bene anche il Nasdaq (+2,46%) dove, evidentemente, molti fondi hanno venduto Facebook e si sono ricoperti su Apple (+5,8%).
Eurobond e banche
Già, le ricoperture: a ben vedere, una delle chiavi di lettura dell’andamento dei listini in Europa. Certo, molti hanno sottolineato il rinnovato ottimismo (?) per le possibili indicazioni in arrivo dall’incontro di mercoledì prossimo a Bruxelles: i leader dell’Ue, con un’Angela Merkel sempre più isolata, potrebbero individuare la road map sugli euro bond (o project bond) e anche per la creazione di un fondo a garanzia dei depositi bancari.
Insomma, il focus sulla crescita, ribadito dal G8 di Camp David, avrebbe allontanato l’ossessione della Grecia. E tuttavia, l’analisi non convince del tutto. In primis, perchè vere novità non ce ne sono. Inoltre, «gli strappi di molti titoli -era ieri il leit motiv degli operatori – indicano che a muoversi siano gli investitori speculativi e non gli istituzionali di lungo periodo». Così le banche, soprattutto a Piazza affari (+3,2% il Ftse Italia bank), sono sì rimbalzate, insieme all’hi-tech (+1,46% nello Stoxx 600) e alle auto (+1,4%). Bisogna, però, ora vedere se è stata una fiammata o un trend che prosegue.

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