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Stato a tempo nel capitale delle imprese in crisi

Anche i dettagli del piano italiano dovranno essere messi a fuoco nei prossimi giorni, al pari dell’ammontare complessivo. Si parla, come detto, di circa 40 miliardi che potrebbero arrivare alla Cassa – è una delle ipotesi al vaglio del ministero dell’Economia – attraverso un trasferimento di titoli di Stato. Questo passaggio dovrebbe consentire alla Cdp di costituire un patrimonio “separato” a sostegno di questo tipo di interventi in modo da rassicurare le fondazioni bancarie da eventuali rischi che potrebbero derivare dalle operazioni messe in pista. Il condizionale, però, è d’obbligo perché le modalità sono ancora in fase di studio, ma è chiaro che il governo vuole sfruttare al massimo l’allentamento delle maglie sugli aiuti di Stato deciso dall’Europa con l’obiettivo di offrire alle aziende in difficoltà un sostegno concreto per uscire più velocemente dall’emergenza.

Lo Stato è pronto a entrare nelle imprese finite in crisi dopo il 31 dicembre 2019. Il piano italiano per la ricapitalizzazione delle aziende scommette su un rapidissimo via libera da parte della Ue alle nuove regole sugli aiuti di Stato, decisione che potrebbe arrivare a giorni con la modifica del Temporary framework. Si tratterà comunque di interventi temporanei e legati all’emergenza coronavirus: l’ingresso sarà consentito per un tempo limitato (fino al 30 giugno 2021 o in alternativa entro il 2020) e l’uscita dal capitale dovrà avvenire in un tempo massimo (l’Italia punta a superare il 2024 e la Ue si starebbe orientando su 5-7 anni dall’entrata). La soglia di investimento ipotizzata da Bruxelles, 100 milioni, potrebbe essere innalzata fino ai 250 milioni proposti dall’Italia.

Cassa depositi e prestiti sarebbe stata individuata come pivot dell’operazione e allo scopo dovrebbe essere rafforzata con nuova liquidità statale per circa 40 miliardi. Cdp potrebbe però essere affiancata anche da investitori istituzionali e finanziari se, come si ipotizza a Palazzo Chigi, si sceglierà di riattualizzare il vecchio Fondo misto per la patrimonializzazione delle imprese ideato con il decreto Sblocca Italia del 2015 e mai entrato in vigore. Gli interventi, che potrebbero passare anche attraverso la conversione in equity di debiti garantiti dallo Stato, saranno diretti alle «imprese in difficoltà» come da nozione presente negli orientamenti Ue. Purché lo stato di difficoltà sia successivo al 31 dicembre 2019, una limitazione che escluderebbe dal novero Alitalia e sbarrerebbe comunque la strada ai salvataggi di imprese già decotte. Al contrario, se la situazione della siderurgia nei prossimi mesi dovesse complicare sia la solidità di ArcelorMittal sia lo schema di accordo messo a punto con l’esecutivo, il nuovo fondo o comunque lo Stato potrebbe entrare nel capitale ai sensi delle nuove regole. Il governo sarebbe poi intenzionato a sfruttare l’operazione anche per difendere asset strategici da acquisizioni straniere ostili, ma sul punto dovrebbe essere comunque rispettato il requisito di azienda in difficoltà dopo il 31 dicembre 2019.

Per la Cdp si andrebbe dunque delineando un ruolo di primo piano a sostegno di imprese di qualsiasi dimensione, incluse le piccole, purché danneggiate dall’epidemia da Covid-19. Un intervento che ricalca quanto sta avvenendo in Germania dove il governo Merkel ha approvato nelle scorse settimane un maxi-piano per supportare le aziende in crisi di liquidità attraverso garanzie e prestiti diretti (per circa 500 miliardi) con il coinvolgimento di KfW, la Cdp tedesca, che potrà però contare anche su un’iniezione da 100 miliardi per misure di ricapitalizzazione, i cui contorni non sono ancora chiari.

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