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«Tempismo perfetto della Bce Evitata un’altra crisi sistemica»

Dopo le elezioni greche e la chiusura della Bce al piano sul debito di Atene i mercati non hanno risentito di un effetto domino che in altri momenti avrebbe trascinato nel baratro i paesi periferici. La spiegazione sta in due parole: Quantitative easing. «Che cosa sarebbe successo se non ci fosse stata la mossa della Bce?». A chiederselo è Giuseppe Attanà , presidente di Assiom Forex l’associazione degli operatori del capitale market (1.400 iscritti) che questa mattina aprirà il lavori del XXI congresso a Milano. «Il timing è stato perfetto con la decisione arrivata alla vigilia delle elezioni greche. Una mossa che ha evitato il diffondersi del panico sui mercati come era successo in altre occasioni». 
Lo spread dal 26 gennaio data delle elezioni greche fino a ieri è rimasto stabile attorno a 118 punti base anche in questi giorni in cui si parla con insistenza dell’ipotesi di una risoluzione della crisi greca, benché lontano dal concretizzarsi. «Oggi è la Bce a fare il mercato, una sorta di regolatore che calmiera i disequilibri nel sistema finanziario».
Dottor Attanà non c’è il rischio di una bolla sui titoli di Stato e sul mercato obbligazionario in generale?
Nel breve termine non vedo alcun pericolo di questo tipo. Certamente se questa situazione di tassi eccezionalmente bassi, addirittura negativi sul segmento breve della curva, dovesse durare per tempi lunghi il rischio aumenterebbe. Il Qe lanciato da Bce sui titoli governativi ha di fatto reso assai più scarsa l’offerta di questa tipologia di titoli sul mercato da parte degli operatori, sia in quanto si sono generate aspettative che gli interventi in acquisto della Banca Centrale determinino tecnicamente un aumento dei prezzi, sia in quanto non vi sono attualmente valide alternative di impiego dei fondi. Questi fenomeni potrebbero limitare il volume di concreti interventi della Bce, salvo situazioni di tensione particolare le quali invece provocherebbero le vendite, che sarebbero favorite dalla capacità di assorbimento di un compratore così rilevante, in grado di assorbire eventuali shock di mercato.
Quindi ancora una volta ha contato l’effetto annuncio?
In questo momento sì e l’effetto è stato fondamentale: i prezzi dei titoli sui mercati si sono apprezzati a partire dall’annuncio della manovra e questo ha portato ad una rivalutazione dei portafogli. Per quanto riguarda il Tesoro, il costo del finanziamento si abbasserà al di sotto da quanto era stato programmato, con notevoli risparmi. Gli effetti più evidenti si sono visti comunque sul cambio, dando una mano alle esportazioni europee. Se l’obiettivo era di evitare un’altra crisi sistemica, questo obiettivo al momento è stato centrato. Ma ripeto: non mi aspetto che la Bce farà grandi acquisti, se non in momenti di elevata tensione dei mercati.
Quali potrebbero essere gli effetti sul mercato di tassi negativi se perdurassero a lungo?
I tassi negativi rappresentano senz’altro un incentivo per le banche ad aumentare il credito alle imprese. Peraltro, con una domanda che riprende con estrema lentezza, salvo qualche specifica nicchia, l’effetto si traduce solo in una maggiore concorrenza tra banche, senza concreti effetti sulla crescita dell’economia reale.
Ritiene che la crisi finanziaria sia superata?
Assolutamente no. Quello che abbiamo attraversato è la peggiore crisi da sempre non solo finanziaria, ma soprattutto economica, politica e sociale. Una concomitanza di fattori che l’hanno resa di difficile risoluzione. Certo, oggi il sistema bancario è più solido, le banche non hanno più problema del funding, ma l’economia continua ad essere in sofferenza. Gli impieghi delle banche continuano a calare non registrano la crescita che ci si aspettava e le imprese stentano a domandare non domandano prestiti perché non c’è sufficiente fiducia nella ripresa questo perché la sola politica monetaria non è sufficiente. Il presidente della Bce, Mario Draghi l’ha detto chiaramente: le nostre armi non sono infinite. Senza le riforme e senza una ripresa dei consumi e dell’economia difficilmente si riuscirà ad uscire da questa crisi.
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