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Tempi sprint e costi bassi: la mediazione torna in gioco

Sarà la volta buona? Visti i precedenti della mediazione civile, la domanda è d’obbligo. Dopo le proteste degli avvocati, dopo la bocciatura della Corte costituzionale, il Governo con il decreto “del fare” ha rilanciato in grande stile la mediazione.
L’obiettivo è sempre lo stesso: fare in modo che le parti tentino di mettersi d’accordo, prima di iniziare un processo in piena regola e ammucchiare altri fascicoli sulle scrivanie dei giudici. Nello schema messo a punto dal Governo, però, cambiano alcuni aspetti chiave della procedura: si abbreviano i tempi entro cui bisogna raggiungere un’intesa (da quattro a tre mesi), si introduce un primo incontro «di programmazione» con il mediatore, da convocare entro 30 giorni dalla domanda di conciliazione, e si prevedono costi ridotti a carico delle parti se già nel corso di questo primo contatto si capisce che è impossibile trovare un accordo.
Ad esempio, secondo la versione definitiva del Dl 69/2013 (diversa dalle bozze circolate nei giorni scorsi), in caso di fallimento del tentativo, ogni parte pagherà al massimo 100 euro per una lite che ne vale tra mille e 10mila. E in questo importo sono inclusi anche i 40 euro di spese di avvio del procedimento.
La posizione degli avvocati
Altre due novità previste dal Governo puntano a valorizzare il ruolo dell’avvocato. Da un lato, si prevede che l’accordo finale dev’essere sottoscritto da un legale per poter ottenere l’omologazione da parte del giudice, a sua volta necessaria affinché l’intesa valga come titolo esecutivo. Dall’altro, si dice che tutti gli iscritti all’albo sono mediatori di diritto (con buona pace di quegli avvocati, per lo più giovani, che negli anni scorsi hanno investito tempo e denaro nei corsi per diventare mediatori).
Queste due aperture, però, non sembrano aver placato le proteste della categoria. La prova è nelle reazioni arrivate subito il varo del decreto “del fare”: l’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua) ha chiesto al presidente Napolitano di non firmare, convocando per domani un’assemblea straordinaria e minacciando l’astensione dalle udienze. Ma c’è anche chi evoca altri ricorsi come quello poi sfociato nella pronuncia 272/2012 della Consulta, che a dicembre dell’anno scorso ha bocciato la conciliazione. Il motivo della bocciatura, infatti, è stato un semplice eccesso di delega, mentre resterebbero da analizzare nel merito le presunte lesioni del diritto di difesa dei cittadini (su cui non si è espressa neppure l’ordinanza di rigetto 156/2013 depositata venerdì scorso dalla Corte).
Le condizioni del debutto
A calmare le acque potrebbe essere l’apertura del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, che ha accettato di incontrare l’avvocatura e il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa.
D’altra parte, il Dl 69 introduce una sorta di fase di decantazione, in cui cercherà di inserirsi chi pretende una correzione delle regole. Le nuove regole sulla mediazione, infatti, saranno operative solo una volta trascorsi 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione. Quindi, al massimo, entro il 20 settembre.
Nel frattempo, resta la situazione di emergenza della giustizia civile italiana, che affossa la competitività del sistema-Paese. Come rilevato da uno studio dell’Ocse pubblicato venerdì scorso, l’Italia è all’ultimo posto per durata dei processi tra gli Stati aderenti all’organizzazione: 2.866 giorni in media, dal primo grado alla Cassazione. Quasi otto anni, contro i due e mezzo della Francia.
Si spiega anche con questi dati la volontà del Governo di rilanciare la mediazione, anche se i danni derivanti dalla circolazione stradale sono usciti dalla lista delle materie per cui è obbligatoria. Una scelta forse dettata dalla necessità di studiare misure specifiche per un settore in cui – accanto ai privati – nelle liti sono coinvolti anche operatori strutturati come le compagnie assicurative.
La conciliazione nel processo
Accanto al ripristino della mediazione come «condizione di procedibilità» del giudizio, il Governo rafforza anche la conciliazione all’interno del processo.
Il giudice potrà letteralmente mandare le parti davanti a un organismo di mediazione, anziché semplicemente «invitarle a trovare un accordo». Inoltre, viene previsto che il giudice – entro la fine dell’istruttoria – formuli alle parti una proposta transattiva o conciliativa, il cui rifiuto senza giustificato motivo costituirà comportamento valutabile ai fini della sentenza.

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