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Tempi più lunghi per chiudere tra Aspi e ministero

Serve altro tempo per l’accordo negoziale tra il Governo e Autostrade per l’Italia che dovrà portare all’uscita dalla società di Atlantia, e quindi dei Benetton, e all’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. «Noi mercoledì definiremo gli aspetti tecnici. La firma non credo che sarà mercoledì», ha detto ieri la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture, Paola De Micheli, spiegando che «l’impianto che stiamo definendo in questi giorni, con una difficoltà giuridica che è importante, va nella direzione richiesta dalle famiglie delle vittime»

Le parole della ministra che spostano in avanti il D-Day per l’uscita dei Benetton sanciscono l’allungamento di una tabella di marcia che vede definiti punto d’approdo e protagonisti in campo, ma con nubi non ancora diradate su aspetti negoziali che hanno costretto a una sostanziale retromarcia rispetto a un mercoledì 5 agosto battezzato venerdì scorso come giorno della chiusura del cerchio dallo stesso ministero delle Infrastrutture.

I colloqui sono continuati nei giorni scorsi e l’ultima controproposta inviata da Atlantia ricalcava la versione aderente all’accordo raggiunto con il Governo il 14 luglio: operazione a fasi con aumento di capitale con ingresso di Cdp, vendita di un pacchetto del 22% a soci istituzionali, successiva scissione di Aspi da Atlantia e quotazione. Schema differente rispetto a quello, con fasi in contemporanea, disegnato da Cdp.

Occorrerà altro tempo dunque per vedere l’uscita di scena di una famiglia Benetton che possiede il 30% di una Atlantia – cui a sua volta fa attualmente capo l’88% di Aspi, ma che controlla anche il 99% di Aeroporti di Roma oltre a Telepass – che «mantiene la sua centralità nella strategia futura di Edizione». Tutto questo mentre, preparandosi a chiudere il capitolo Aspi e a spezzare i legami con quella voce che per anni ha pesato sensibilmente sul net asset value della holding, l’imperativo a Ponzano Veneto è diventato progettare il futuro, sotto la presidenza di un Gianni Mion che insieme a Gilberto Benetton ha fatto la storia della holding.

La famiglia resta ancora presente nelle autostrade con Abertis, ma anche negli aeroporti con Adr, mentre Edizione è impegnata direttamente nella ristorazione con Autogrill e nel retail con Benetton. Resta fuori, diventando in questo scenario l’asset più “pesante” nel portafoglio (capitalizza 20,4 miliardi in Borsa), la spagnola Cellnex, attiva nel business delle torri. All’ultimo aumento di capitale i Benetton non hanno voluto partecipare. E così si diluiranno dal 16,45% al 13%. Rimanendo però sempre i primi azionisti.

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