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Tempi lunghi per il maxifondo Ue

di Adriana Cerretelli

Il tedesco Wolfgang Schauble ha messo le mani avanti entrando ieri pomeriggio alla riunione dei 17 ministri finanziari dell'Eurogruppo: «Non ci sarà nessuna decisione oggi, non se ne vede nessuna necessità a breve. L'Efsf non è al momento sotto stress». Quasi una fotocopia i commenti del lussemburghese Jean-Claude Juncker. Il presidente del gruppo ha precisato: «Oggi cominciano le discussioni sulla risposta globale da dare alla crisi», aggiungendo che sul fondo ci sono ancora «divergenze».

Frasi sibilline che in realtà dicono molto di più di quello che apparentemente vorrebbero e cioè che l'idea di aumentare la capacità di finanziamento dell'Efsf e il suo raggio di azione, che a parole ha fatto scandalo mercoledì scorso quando la Commissione l'ha proposta, nei fatti è sul tavolo dei ministri.

Al punto che ieri, un'ora prima dell'inizio dell'Eurogruppo, i sei ministri dei paesi con tripla A (Germania, Francia, Olanda, Lussemburgo, Austria e Finlandia) si sono discretamente consultati tra loro in una riunione separata, la prima del genere, per concertare insieme la difesa del loro comune interesse: recuperare credibilità e stabilità dell'area euro senza però ritrovarsi a dover pagare più caro il finanziamento del proprio debito per andare in aiuto delle economie più fragili del club.

Dunque sì all'aumento della capacità del Fondo europeo di stabilizzazione di erogare prestiti ma senza fretta e studiando formule che non penalizzino in nessun modo i paesi più forti. Come? Si vedrà. Di certo per ora c'è che, in cambio di un maggior impegno finanziario, il gruppo dei Sei guidato dalla Germania intende ottenere maggiori garanzie da parte dei beneficiari in fatto di consolidamento dei conti pubblici, riforme strutturali e convergenza macro-economica, competitività in testa.

Di qui lo scontro con la Commissione Ue. «Barroso complica la situazione con proposte isolate, fatte senza prima consultarsi con nessuno» ha tuonato ieri Schauble. Al contrario del presidente della Commissione che auspica un pronto accordo sul Fondo rafforzato per il vertice Ue del 4 febbraio, Berlino punta a farlo slittare al vertice del 24-25 marzo. Perché?

Anche se le ultime aste portoghesi e spagnole sono andate meglio delle attese, nessuno nega la crisi in atto né le sue troppe incognite. Quindi nessuno, tantomeno i Sei, boccia la proposta di portare almeno a 440 miliardi effettivi e non solo nominali la capacità del Fondo di finanziare i paesi in difficoltà: dopo Grecia e Irlanda, presto Portogallo e Spagna? Oggi quella capacità si ferma a 250 miliardi, perché si deve mantenere una grossa riserva a sostegno delle emissioni Efsf con tripla A.

Però non c'è accordo sui modi per farlo (più garanzie di stato, più capitale, meno riserva?) e nemmeno sui margini di flessibilità nel suo utilizzo. Agli acquisti di bond sovrani sul mercato secondario, per alleggerire il fardello che oggi grava sulla Bce, continua a opporsi la Germania. Più disponibilità invece sull'uso dell'Efsf per le banche in crisi.

La vera ragione per cui Schauble punta all'accordo sul Fondo per fine marzo, e non prima, è perché vuole farlo coincidere con quello sulla riforma del patto di stabilità. Più aiuti sì ma solo in cambio di regole più severe di quelle troppo "politiche" abbozzate finora, che hanno fatto saltare i target numerici per la riduzione del debito cari a Berlino. Con il Belgio che tace, la Grecia che non può parlare, la Francia che sembra sfilarsi, l'Italia rischia di ritrovarsi isolata in questa battaglia. Con alla fine un dilemma esplosivo: ricorso al veto (si decide all'unanimità) o consenso obtorto collo assumendosi oneri insostenibili in termini politici, economici e sociali. Mentre l'Irlanda ieri ha chiesto un taglio dei tassi di interesse (5,8%) che paga sul prestito Ue, per Giulio Tremonti si prepara dunque un negoziato al calor bianco.

Al termine della riunione, dopo aver salutato l'ingresso dell'Estonia nell'euro, Juncker ha affermato che il processo di aggiustamento in Grecia e Irlanda procede come previsto e che le misure di consolidamento adottate in Portogallo e Spagna sono soddisfacenti. Soddisfacente anche il ritmo della ripresa economica, anche se continua a preoccupare la volatilità dei mercati. Resta il dualismo economico, ha detto il commissario Olli Rehn, tra la ripresa che avanza e si autosostiene e le continue tensioni sul mercato del debito sovrano. E a riguardo delle banche ha aggiunto: «I prossimi stress test saranno condotti con più rigore rispetto ai precedenti».

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