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Tempesta finanziaria in Svizzera franco sganciato dall’euro: più 30% file ai cambi, Zurigo crolla dell’8,6%

Le ultime indiscrezioni, in serata, in ambienti bancari, indicavano che a far crollare la diga del franco, nei confronti dell’euro, siano stati massicci acquisti di valuta elvetica, da parte di investitori russi, in fuga dal rublo. Ci sta anche questa versione fantasiosa tra le possibili spiegazioni della Waterloo finanziaria elvetica di ieri. Erano le 10,30 in punto quando il presidente della Banca Nazionale Svizzera, il britannico Thomas Jordan, ha annunciato che il tasso fisso franco-euro, fissato nel novembre del 2011, quale misura anti-speculativa, veniva abbandonato. In un attimo il franco svizzero si è rivalutato fino al 28 per cento nei confronti dell’euro, che fino ad allora non poteva scendere sotto il franco e 20. La Borsa di Zurigo probabilmente ha vissuto il giorno peggiore della sua storia. Solo in serata si è in qualche modo ripresa, perdendo comunque l’8,67 per cento mentre la svalutazione del franco si limitava al 15%. Ma ci sono titoli, soprattutto quelli votati all’esportazione, come il marchio del lusso Richemont, che ha lasciato sul campo il 15,50 per cento. «Jordan non è solo il nome del presidente della Banca Nazionale, ma anche quello di un fiume, il Giordano, e oggi il nostro Paese è stato investito da uno tsunami», ha dichiarato, fuori di sé, il ceo di Swatch, Nick Hayek, il cui gruppo stava già soffrendo, per la crisi russa. Nel pomeriggio Jordan, dopo che le banche, alle 11,00, avevano temporaneamente bloccato i prelevamenti in valuta e, agli uffici di cambio, si erano formate lunghe code di gente nel panico, ha spiegato le ragioni della sua mossa. «Il contesto è cambiato e quella misura, presa nel 2011, non aveva più senso, ha detto». «Abbiamo valutato – ha aggiunto – che è meglio abbandonare oggi, piuttosto che tra tre o sei mesi, quel cambio fisso». Jordan ha ostentato sicurezza, ma il sospetto che la sua mossa sia stata dettata dall’impossibilità di acquistare, all’infinito, montagne di euro, per evitare la speculazione sul franco, rimane. In meno di 5 anni, d’altronde, le riserve in moneta unica sono decuplicate: erano 50 miliardi nel 2010, adesso sono 500. «Questa è una spiegazione, anche perché si presentava il forte rischio di dover gestire delle perdite, in quanto l’euro, anche a causa dell’incognita greca, tenderà a indebolirsi», spiega di Giovanni Barone Adesi, docente di Finanza, all’Università della Svizzera Italiana di Lugano. Jordan ha ulteriormente abbassato i tassi, portandoli da meno 0,25 a meno 0,75 per cento. Può servire a evitare contraccolpi gravi? «Quantomeno è un tentativo per limitare la spinta deflazionistica, che seguirà all’abbandono del cambio fisso», aggiunge l’esperto. Intanto, per tutta la giornata, è proseguita la corsa ai bancomat e agli sportelli degli istituti di credito, per accaparrarsi euro. Alcuni uffici di cambio hanno gettato la spugna e hanno chiuso, anche se un operatore di Stabio, nei pressi del confine, ci ha urlato al telefono che «noi abbiamo i cosiddetti e andiamo avanti a lavorare». Adesso bisogna capire se, come ha paventato il leader della destra, Christoph Blocher, aumenterà la disoccupazione e molte piccole aziende chiuderanno, sulla spinta di un franco troppo forte. Finalmente, in serata, l’euro si è un po’ ripreso, superando di poco la parità con la moneta svizzera. Ma la mossa a sorpresa di Jordan non sarà senza conseguenze. «Ci sarà un rallentamento delle esportazioni, con inevitabili ripercussioni sulla crescita del Pil», la previsione di Ubs.
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