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Tempesta derivati sul Montepaschi. L’ex presidente Mussari lascia l’Abi

MILANO — La bomba derivati piomba sul Montepaschi: fa crollare il titolo di oltre il 6%, getta un cono d’ombra sui conti dell’istituto per perdite che potrebbero arrivare fino a 740 milioni nel bilancio 2012 e apre scenari inediti sulla gestione dell’ex presidente oggi alla guida dell’Abi, Giuseppe Mussari. Il quale in seguito alle rivelazioni de Il Fatto Quotidiano sull’operazione in derivati denominata «Alexandria», in serata ha dato le dimissioni «con effetto immediato e in modo irrevocabile» dalla presidenza dell’Associazione delle banche italiane. L’ex numero uno di Rocca Salimbeni ha inviato una lettera al vicepresidente vicario dell’Abi, Camillo Venesio, per spiegare i motivi della scelta. «Assumo questa decisione — scrive — convinto di aver sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento, ma, nello stesso tempo, deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto, all’Associazione». Il passo indietro sarebbe arrivato dopo un giro di consultazioni in Abi, che però non avrebbe dato un esito univoco. Alla fine, nell’interesse dell’Abi, è arrivato il passo indietro.
Mussari era stato nominato per il secondo mandato alla guida dell’Associazione dei banchieri appena sette mesi fa. La nomina avvenne all’unanimità, come di rito, ma dopo un confronto serrato in cui non erano mancate raccomandazioni alla cautela. Appena un mese prima, infatti, il nome di Mussari era spuntato in un’inchiesta della Procura di Siena sull’acquisizione di Antonveneta. L’istituto venne comprato con un blitz per 10,6 miliardi dal Santander, che appena qualche mese prima l’aveva pagato 6,6 miliardi. Alla fine l’avvocato calabrese è riuscito però a mettere d’accordo il comitato dei saggi e a ottenere la conferma all’unanimità. Nel frattempo al suo posto in Rocca Salimbeni era arrivato Alessandro Profumo. Il quale, ironia della sorte, da numero uno di Unicredit aveva sostenuto l’ascesa di Mussari a Palazzo Altieri, e ora dalla stanza dei bottoni della banca senese sta smontando pezzo per pezzo la passata gestione. E proprio nel corso di questa revisione sarebbe spuntato da una cassaforte il dossier Alexandria: un equity swap realizzato con Nomura per ristrutturare un vecchio derivato della Dresdner in forte perdita, che avrebbe provocato un buco di 220 milioni di euro e un’esposizione nei confronti della banca giapponese di circa 740 milioni. Nei giorni scorsi è venuta fuori un’altra operazione simile, denominata «Santorini» con controparte Deutsche Bank, e ieri è spuntata anche «Nota Italia».
Il passo indietro di Mussari lascia il vertice dell’Abi scoperto in un momento delicato. La carica sarà retta per ora dal vicepresidente Venesio, il quale potrebbe anche tenerla per un tempo più lungo. La procedura di nomina del presidente dell’Abi segue un rito lungo e articolato, ma è la prima volta che l’avvicendamento avviene in seguito a dimissioni. In base al nuovo statuto l’indicazione del presidente toccherebbe ai «piccoli», banche popolari e credito cooperativo. Saranno comitato di presidenza e comitato esecutivo a decidere come procedere.

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