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Telemarketing, revoca a tappeto blanda

A rischio di annacquamento la revoca «a tappeto» dei consensi al telemarketing. Lo evidenzia il Garante della privacy che, con il provvedimento n. 109 del 30 aprile 2019, ha formulato parere (favorevole, ma condizionato) al regolamento del Ministero dello sviluppo economico (Mise), sulla nuova disciplina del Registro pubblico delle opposizioni. Questo è l’elenco ufficiale di chi non vuole ricevere offerte promozionali, né sul telefono fisso (anche linea riservata o non presente negli elenchi telefonici pubblici) né sul cellulare, né tramite la posta cartacea. È ora in corso di stesura il nuovo regolamento e questo a seguito della legge 5/2018, che ha rimodellato le disposizioni sul Registro. Uno degli argomenti caldi è la cosiddetta «revoca a tappeto», espressione con la quale si riassume il fatto che con l’iscrizione nel Registro si intendono revocati tutti i consensi precedentemente espressi individualmente. Basterà iscriversi al registro e cadranno tutti i consensi precedenti; ma la norma ha una eccezione: sono fatti salvi i consensi prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni, aventi ad oggetto la fornitura di beni o servizi, per i quali è comunque assicurata, con procedure semplificate, la facoltà di revoca. Sul punto lo schema di regolamento prescrive che sono salvi i consensi al trattamento delle numerazioni telefoniche da parte dell’operatore che li ha legittimamente raccolti. Il Garante teme che questa formulazione sia troppo estensiva e potrebbe portare a far considerare validi tutti i consensi lecitamente acquisiti, così vanificando l’obiettivo della revoca «a tappeto». Da qui la richiesta di meglio precisare ulteriormente che l’iscrizione al Registro comporta automaticamente l’opposizione a tutti i trattamenti a fini promozionali, da chiunque effettuati, con la revoca anche dei consensi manifestati in precedenza: il garante chiede anche di eliminare ogni riferimento alle categorie merceologiche degli operatori che potrebbero generare dubbi interpretativi e alimentare il contenzioso. La palla ripassa al Mise, che deve decidere se accogliere i rilievi del Garante.Sanzioni milionarie – Sempre in materia di telemarketing va segnalato il provvedimento n. 95 dell’11 aprile 2019, con cui il Garante privacy ha comminato una sanzione di oltre 2 milioni di euro a una società che senza i necessari consensi degli interessati aveva svolto, tramite un call center albanese, attività di telemarketing e teleselling per conto di una azienda del settore energetico. Si deve chiarire che non si tratta di violazioni del Regolamento Ue 2016/679 sulla protezione dei dati, ma ancora di sanzioni per violazione delle vecchie norme del codice della privacy. L’importo è stato calcolato moltiplicando una cifra unitaria per le centinaia di violazioni commesse e, in particolare, 78 per mancanza di informativa e 155 per mancanza di consenso. Il Garante, nel determinare gli importi, ha tenuto conto del comportamento dell’azienda descritto come marcato disinteresse della complessiva normativa sulla privacy.

Antonio Ciccia Messina

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