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Telefonini, Agcom taglia le tariffe

di Daniele Lepido

Tutti scontenti. O quasi. La mission impossible dell'Agcom sul nuovo percorso di riduzione delle tariffe di terminazione non piace, per motivi uguali e contrari, agli operatori di telefonia. Sintomo, forse, che l'estremo sforzo di mediazione dell'Autorità, che ha comunque anticipato i tagli di quasi due anni rispetto alla precedente ipotesi, è stata compiuta seguendo le regole di un disperato buon senso. Da un lato i gestori fissi come Fastweb, che avrebbe voluto una riduzione draconiana in linea con le richieste della Commissione europea (0,98 cent al minuto già dall'anno prossimo) per far "atterrare" le proprie chiamate verso i cellulari. Dall'altro Vodafone e Wind, che hanno nelle tariffe di terminazione una ricca fonte di introiti, pari per tutto il mercato a circa 2,5 miliardi. Ricavi che, certo, piange il cuore perdere, soprattutto all'indomani del carissimo esborso da quasi 4 miliardi per l'asta delle frequenze Lte. Esborso che pure c'entra poco con la terminazione mobile, utilizzata per remunerare la voce e i network tradizionali. Ma i bilanci, obiettano gli operatori, ne risentiranno lo stesso.

Dagli attuali 5,3 cent al minuto per Tim, Vodafone e Wind e dai 6,3 cent per H3g i tagli saranno così articolati: dal primo luglio 2012 le tariffe passeranno a 3,5 cent per H3g e a 2,5 cent per Tim, Vodafone e Wind. Dal primo gennaio 2013 ad H3g saranno corrisposti 1,7 cent e agli altri operatori 1,5 cent. E infine dal primo luglio 2013 si passerà all'obiettivo voluto dalla Commissione: 0,98 cent per tutti. Una votazione molto sofferta, soprattutto sul tema dell'asimmetria riconosciuta a Tre Italia, per un consiglio che infatti si è chiuso con sei voti favorevoli e tre astenuti (i commissari Nicola D'Angelo, Enzo Savarese e Roberto Napoli). Inoltre la decisione di applicare la riduzione delle tariffe di terminazione a partire da luglio rispecchia la prassi seguita anche in passato dall'Autorità, coerente con la disponibilità delle frequenze.

«Queste tariffe collocano il nostro Paese in linea con quelli più virtuosi come Francia e Inghilterra – sostiene l'Agcom – e a un livello significativamente inferiore a quelli di altri grandi partner comunitari».

Ma lo scontento, si diceva, serpeggia tra le fila, soprattutto tra gli operatori che in questi mesi si sono maggiormente spesi per la (loro) causa. Fastweb si dichiara «sconcertata» da una decisione che «si pone in netto contrasto con le indicazioni della Commissione Europea e cioè di raggiungere la soglia di 0,98 centesimi al minuto entro il 2012». Mentre sul fronte opposto Vodafone si scaglia contro una riduzione «pari a oltre l'80% in diciotto mesi», anche qui per una presa di posizione «grave e incomprensibile perché penalizza seriamente un settore industriale, quello della telefonia mobile, oggi un'eccellenza in Italia e in Europa per concorrenza, convenienza per i clienti, investimenti e innovazione». Una delibera che «rischia quindi di mettere a rischio gli investimenti di tutto il settore». Delusa anche Wind, che voleva tariffe immobili fino a tutto il 2012, mentre da H3g arriva un laconico «no comment». Intanto l'Europa batte un colpo: «Studieremo attentamente le nuove misure alla luce dei nostri rilievi che chiedevano ad Agcom di raggiungere la simmetria nelle tariffe di terminazione il prima possibilie», ha fatto sapere la Commissione.

E di certo, nei prossimi mesi, la guerra della terminazione potrà anche giocarsi sul terreno dei ricorsi in Tribunale.

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