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Telefonica verso aumento da 3,6 miliardi

Il mercato brasiliano delle telecomunicazioni torna in fibrillazione. Il colosso spagnolo Telefonica sta infatti scaldando i motori per lanciare un aumento di capitale da 3,6 miliardi di euro propedeutico all’acquisizione dell’operatore Gvt dalla francese Vivendi. L’aumento di capitale riguarderà sia la capogruppo Telefonica sia Telefonica Brasile e prenderà avvio dopo le autorizzazioni degli enti regolatori.
L’operazione, che era stata già prevista nell’estate scorsa nel prospetto di offerta su Gvt ma della quale non si conosceva l’esatta entità, si è resa necessaria per venire incontro alle richieste di Vivendi: il gruppo francese ha infatti preteso, all’atto della scelta della super-offerta di Telefonica (preferita a quella di Telecom Italia), che la proposta avesse una forte componente cash.
Nell’operazione, chiusa a settembre, Vivendi ha infatti ottenuto 4,66 miliardi in contanti (dai quali dedurre circa 450 milioni di debito bancario e rettifiche al capitale circolante), il 7,4% di Telefonica Brasil e 1,11 miliardi di azioni ordinarie Telecom Italia (pari all’8,3% del capitale ordinario del gruppo italiano).
Da allora la società telefonica iberica presieduta da César Alierta ha definito tutti i paletti finanziari dell’operazione. Ora sarebbe stata decisa anche l’entità dell’aumento di capitale da destinare al mercato per finanziare l’offerta su Gvt: appunto, si parlerebbe di un’iniezione di risorse per 3,6 miliardi di euro, che saranno garantite da un pool di banche internazionali.
A fianco di Telefonica nell’aumento dovrebbero infatti scendere le americane Jp Morgan e Morgan Stanley, le spagnole Bbva e Santander e la brasiliana Banco Itau. Manca ancora il prospetto dell’operazione, visto che si attendono le autorizzazioni degli enti regolatori.
Presumibile che l’operazione di aumento di capitale possa partire da marzo in modo da finalizzare contrattualmente l’operazione con Vivendi entro la prima metà del 2015. La ricapitalizzazione del gruppo iberico è inoltre collegata anche ai via libera delle autorità di mercato brasiliane con un faro acceso sulla scissione di Telco, la scatola che detiene il 22,4% di Telecom.
Il 23 dicembre scorso l’Anatel, cioè l’autorità brasiliana delle telecomunicazioni, ha dato il via libera al progetto di scissione di Telco. A questo punto manca all’appello il sigillo del Cade, l’antitrust brasiliano. Ottenuto questo parere, si potrà procedere formalmente alla spartizione del veicolo.
Si tratta di un benestare fondamentale al riassetto brasiliano di Telefonica, in quanto proprio lo scioglimento di Telco è uno dei passaggi perché il Cade allenti la sua morsa su Telefonica, da anni nel mirino in quanto controllante al 100% del primo operatore mobile del Paese, Vivo, e contemporaneamente indiretto azionista del concorrente Tim Brasil.
Sembra così incastrarsi in ogni sua componente il mosaico costruito da Alierta per crescere in Brasile. E si avvicina l’ingresso formale di Vivendi in Telecom Italia. Gli spagnoli arriveranno a ricollocare tutte le azioni di Telecom Italia (il 14,7%) ottenute dalla scissione di Telco: l’8,3%, appunto, finirà ai francesi, mentre il resto è al servizio del convertendo emesso sua volta da Telefonica che porterà all’azzeramento della quota iberica.
L’aumento di capitale arriverà a suggello di tutta l’architettura della transazione su Gvt. L’operazione dovrebbe ricalcare quanto già fatto da Telefonica nell’acquisizione in Olanda di E-Plus da Royal Kpn.
Di sicuro, l’attivismo del gruppo iberico in questi primi mesi dell’anno, con l’archiviazione definitiva del deal con Vivendi, potrebbe spingere a un’accelerazione ulteriore del mercato brasiliano delle telecomunicazioni. I riflettori restano puntati sulle mosse di Telecom Italia che sta provando a individuare la strada migliore per valorizzare la controllata Tim Brasil, possibile candidata a un matrimonio con l’altro operatore del mercato carioca, cioè Oi.

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