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Telefonica tratta su Telecom Italia

Una cosa è certa: Telefonica non ha intenzione di mollare tanto facilmente la presa su Telecom Italia. Anzi, secondo quanto riferisce l’Ansa, sta trattando su Telecom e nei giorni scorsi avrebbe presentato una proposta che i soci Telco tuttavia ritengono debba essere migliorata. Una possibile interpretazione è che Telefonica abbia fatto un’offerta per intercettare le quote in uscita da Telco. Gli spagnoli confermano solo che contatti sono in corso con i partner italiani, ma secondo fonti finanziarie la trattativa è irta di ostacoli e molto difficile.
In questa fase la preoccupazione di Telefonica è quella di mantersi in posizione di “servire le carte”, senza avere però il diritto di prelazione sulle quote che fossero svincolate da Telco (d’altra parte risultano altri interlocutori in interessata attesa). L’eventuale fusione sarebbe uno scenario successivo, ancora tutto da valutare nelle sue implicazioni, dall’aumento del debito, alle aree di attività in sovrapposizione in Sudamerica, alla comproprietà della rete d’accesso virtualmente ipotecata dallo Stato via Cdp. Ma salendo di quota in Telecom, Telefonica si troverebbe probabilmente nella condizione di dover immediatamente affrontare la questione Brasile perchè difficilmente le sarebbe consentito di affiancare a Vivo anche il controllo di fatto del più diretto concorrente Tim Brasil: infatti i sondaggi con l’Anatel, l’auhtority locale delle tlc, sono stati fatti per tempo, per capire come muoversi in questo scenario che provocherebbe inevitabilmente l’esigenza di cedere alcuni degli asset (e di fatto di smembrare Tim Brasil). Stesso discorso in Argentina, dove le partecipate dei due gruppi europei si contendono la leadership.
Che lo status quo – dichiaratamente l’opzione migliore per gli spagnoli – non sia accettabile dalle controparti italiane è evidente anche dalle dichiarazioni del week-end del presidente Generali, Gabriele Galateri, che nell’azionariato Telecom degli interlocutori di Cesar Alierta è quello che vanta rapporti di amicizia di più lunga data. «Lo status quo non è una soluzione ottimale», ha osservato Galateri a Cernobbio, che ha però aggiunto come l’essenziale sia «chiarire bene gli obiettivi di business, eseguirli e concentrarsi su quello. Gli azionisti devono sostenere un management che faccia questo. Oggi non siamo in questo genere di situazione».
Il 19 è in programma un consiglio di Telecom Italia, dove il management si è impegnato a presentare un piano industriale e finanziario, indicando cioè le linee strategiche e quantificando la necessità di risorse per sostenerle, tenendo conto anche dell’urgenza di evitare il declassamento del rating che farebbe precipitare il merito di credito della società a livello di “spazzatura”. Cosa che, con 40 miliardi di debito sulle spalle, innescherebbe una pericolosa spirale negativa. Il punto però è che non è chiaro a quale azionariato “stabile” rivolgersi, stante che il 28 settembre scade il termine per dare disdetta anticipata al patto Telco e che almeno Mediobanca è intenzionata a sfruttarlo (ma anche Generali e Intesa sono concordi sul cambiamento).
Venerdì il presidente Telecom, Franco Bernabè, aveva reclamato che qualsiasi soluzione avrebbe dovuto essere portatrice di un progetto industriale condiviso che assegnasse al gruppo tricolore pari dignità. Nessun passaggio finanziario sulla testa di Telecom sarebbe ritenuto accettabile, insomma. Fatto sta che per capire se ci sono le basi per disegnare un progetto industriale con l’unico operatore dell’azionariato bisogna parlarsi. Infatti risultano contatti anche sul piano operativo, tant’è che in questi giorni era in visita a Roma il capo della rete di Telefonica e che recentemente l’ad Marco Patuano si è recato a sua volta a Madrid. Il primo passaggio-chiave, dunque, sarà il board di Telecom dove si capirà se i colloqui con gli spagnoli avranno convinto il management a immaginare un percorso comune, oppure se saranno proposte valide alternative strategiche.

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