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Telefonica tenta il blitz su Digital+

Mediaset dice addio alla Spagna? Telefonica spariglia le carte sul dossier pay-tv: vuole tutta la piattaforma Digital+, estromettendo il socio italiano.
Con una mossa inaspettata, il colosso spagnolo delle tlc tenta il blitz: secondo quanto riferito dall’agenzia Bloomberg, Cesar Alierta, dopo aver impegnato 750 milioni per salire al 78% di Digital+, è pronto a mettere sul piatto altri 350 milioni per rilevare anche il 22%, in mano al gruppo tv della famiglia Berlusconi, che le manca per arrivare al 100% e avere il controllo totale della pay-tv iberica, che l’anno scorso ha fatturato 1,16 miliardi, con una marginalità, però, lillipuziana (appena 28 milioni di Mol).
Una mossa che spiazza gli italiani, che in mente avevano tutt’altro: un possibile accordo con Telefonica su D+, oppure un rilancio, in virtù di un diritto di prelazione di cui Mediaset gode. Lunedì era arrivata l’ufficializzazione che Telefonica si impegnava a comprare da Prisa, la traballante conglomerata editoriale spagnola, il 50% di Digital+. A Cologno erano in attesa della consegna del contratto tra Telefonica e Prisa, circostanza che fa scattare il diritto di prelazione: 15 giorni per decidere cosa fare.
Ora, invece, cambia tutto: il gruppo presieduto da Fedele Confalonieri e guidato da Piersilvio Berlusconi si vede costretto adesso a una scelta. Dovrà dire che intende fare: accettare l’offerta, oppure rilanciare e prendersi tutta Digital+. Una terza via, il duplex, viene meno con la mossa di Telefonica. Uno scenario ribaltato di 180 gradi rispetto a quello di sole ventiquattro ore fa, quando l’ipotesi più concreta in casa italiana era quella, appunto, di un possibile accordo per una co-abitazione Mediaset-Telefonica. Un’uscita dalla Spagna fino a due giorni fa era ritenuta la scelta meno sensata: la presenza in Spagna a Mediaset serve, se davvero intende fare, come ha detto, la piattaforma unica delle pay-tv. Oggi è previsto un incontro in UniCredit tra Simone Sole, il capo dell’M&A di Mediaset (e uomo di fiducia del cfo Marco Giordani) e UniCredit (dove peraltro è in agenda un road show di società quotate, tra cui la stessa Mediaset). Sarà l’occasione per fare il punto.
Al momento negli uffici di Piersilvio Berlusconi l’attenzione era al momento tutta rivolta ai diritti tv per la Serie A: sempre oggi è in agenda un cda, secondo quanto riferito dall’agenzia Radiocor, per decidere quante “munizioni” impiegare per aggiudicarsi le partite di calcio. A questo punto, diventa inevitabile che oggi il cda parli anche di Telefonica. In teoria, il 22% vale di meno dei 350 milioni, circa 300: il sovrapprezzo è forse un “invito” per convincere gli italiani a cedere. Di fronte a un’offerta molto rotonda, in effetti, Mediaset potrebbe anche cambiare rotta e decidere il passo indietro. Con 350 milioni in più in cassa, Mediaset avrebbe ancor più potenza di fuoco per cercare di accaparrarsi l’esclusiva per la Serie A, dopo aver soffiato a Sky la Champions League del futuro triennio 2016-2018. La notizia ha fatto impennare i titoli Mediaset Espana a Madrid (+1,3%), sulla scia del potenziale incasso; e deprimere invece quelli di Telefonica (-0,8%).
La pay-tv è il mercato del futuro: nei giorni scorsi Rupert Murdoch ha lanciato SuperSky, l’unione di tutte le pay-tv europee; in America At&t si è comprata DirectTv. L’industria va verso pay tv colossali: per Mediaset, che oggi controlla Premium, è essenziale mettere in piedi una piattaforma internazionale e non essere solo mono-paese nella pay-tv, pena finire tra gli operatori di seconda fascia. Con i top manager Confalonieri e Berlusconi che stanno parlando con Vivendi e Al Jazeera per un possibile matrimonio di Mediaset Premium, la «dote» della pay-tv, che ha cumulato perdite per 400 milioni da quando è nata (ma che promette di raggiungere il pareggio quest’anno), diventa un elemento cruciale. Una Mediaset Premium ricca di Champions League e Serie A, anche senza Spagna, sarebbe più appetibile per uno straniero.

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