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Telefonica stoppata dall’antitrust brasiliano

MILANO — Il Cade, l’autorità antitrust brasiliana, frena Telefonica nella sua corsa alla conquista del ricco mercato sudamericano. Innanzitutto ha stabilito che la società guidata da Cesar Alierta non poteva rafforzarsi in Telco, la holding italiana che controlla il 22,4% di Telecom Italia. E per averlo fatto è costretta a pagare una multa di 5 milioni di euro. Inoltre il Cade ha messo in relazione la presenza di Telefonica in Telco con l’acquisizione del controllo di Vivo (il primo operatore brasiliano), avvenuto nel 2010 con l’acquisto del 50% da Portugal Telecom. Adesso Telefonica deve tornare alla situazione ex ante, cioè al 46% di Telco (il 24 settembre era salita al 66% dei diritti economici) e se vorrà mantenere anche il 100% di Vivo dovrà uscire totalmente dalla società italiana. O in alternativa trovare un partner per Vivo.
Le decisioni prese dal Cade, così formulate, rischiano dunque di mettere a repentaglio la strategia di progressivo rafforzamento che Alierta stava portando avanti sia in Italia che in Brasile. L’unica via d’uscita per Alierta sarebbe quella di convincere il cda di Telecom Italia a liberarsi
velocemente della propria controllata carioca. «O Telecom Italia vende Tim Brasil o Telefonica deve uscire da Telecom Italia», ha affermato ieri il presidente del Cade, Vinicus Marques de Carvalho. Ma l’opzione non così facile da realizzare poiché l’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, ha ribadito proprio ieri al termine del cda della società italiana, che «Tim Brasil è una bella azienda, abbiamo già detto che per noi è strategica». Inoltre, in base agli accordi del 2007, ancora in vigore, i rappresentanti spagnoli nel board di Telecom non possono partecipare a discussioni e votare le delibere che riguardano le partecipate brasiliane. «Telefonica non può forzare la vendita di Tim Brasil — ha poi sottolineato l’ad Rodrigo Abreu — è solo Telefonica a dover vendere le sue azioni, mentre non c’è bisogno che la società sia venduta per intero ».
Infine, anche nel caso arrivasse sul tavolo di Patuano un’offerta attraente per Tim Brasil, l’ad ha già fatto sapere che sarà obbligato ad aprire una gara per vedere se ci sono altri pretendenti. La strada si fa impervia, dunque, per Telefonica, anche se l’analista finanziario di Bernstein Research, Robin Bienenstock, continua a ripetere nei suoi report che «ritiene imminente la formazione di un veicolo speciale (Comisario Mercantil), controllato da un’istituzione finanziaria, con l’obbiettivo di presentare un’offerta per Tim Brasil all’inizio del 2014 e negoziare lo spezzatino con gli altri tre operatori locali».
In ogni caso Telefonica potrà presentare ricorso contro la delibera del Cade e in questo modo guadagnare tempo per studiare la situazione. E resistere al pressing crescente degli azionisti di minoranza Telecom e della Consob. Il socio al 5% Marco Fossati ha chiesto ancora una volta alla Commissione guidata da Giuseppe Vegas di stabilire il controllo “di fatto” di Telefonica su Telecom. E gli uffici dell’authority nella serata di ieri hanno sollecitato il gruppo spagnolo a manifestare una posizione ufficiale dopo la delibera del Cade. Infine, il segretario nazionale Slc Cgil, Michele Azzola, è tornato a sollecitare l’intervento del governo in questa vicenda sempre più ingarbugliata.

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